il Teatro è vita

blog di informazione e critica teatrale

 

 

 

"Lo sforzo disperato che compie l'uomo nel tentativo di dare alla vita un qualsiasi significato è Teatro". (EDUARDO).

 

Il mio Teatro.

Work in progress. Coming soon.

 

Ho visto volare un aquilone.

Era pieno di colori. Sembrava leggero, felice, libero.

Amico del vento, volteggiava sereno, spensierato, senza lasciare ombra.

Il sole era vicino ma la terra era lontana. Troppo.

Sembrava leggero, felice, sereno, spensierato. Ma non era libero.

La libertà è quella che non accetta fili, non ammette la guida, sia pure silenziosa, che amministra, consapevolmente, divertenti giravolte e acrobatiche evoluzioni.

Il vento c'è ma il filo è un pretesto per non farlo scappare. Per non perderlo. Per non abbandonare il sorriso ad una speranza con le ali.

Poi ho sentito una voce lontana, leggera, infelice : "lasciami andare. Seguimi nell'infinito. Rimani con me. Vuoi?"

Non lo vedo più. Solo nuvole leggere, veloci, senza anima, spazzate da quel vento amico.

Lo rivedrò? Aspetto.                                        m.a.

 

 

Avviso agli Amici naviganti.

A far data da oggi 1.Marzo.2016 questo Website diventa un elegante salotto per leggere, discutere, collaborare, interagire ed accapigliarsi (in modo civile ed elegante) per tutto quanto riguarda ciò che ci sta a cuore :

il Teatro ! Grazie.

 

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Work in progress.

Siamo assenti da un pò.

Non certo per incuria o per mancanza di idee.

Siamo impegnati, in esclusiva, con una ' page on line ' che opera in Bologna.

Torneremo presto a parlare di quanto in nostro e speriamo in vostro interesse :

Teatro e Cinema.

Please wait, coming soon.

Thank you.

 

 

 

 

 

 

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17.Giugno.'22

 

Nulla di nuovo.

Soltanto per un saluto alle mie Amiche ed i miei Amici.

Un saluto espresso con sincerità.

A presto ! 

Per riprendere con l'abituale entusiasmo a trattare di 

'Teatro' 'Cinema' e 'Spettacolo'.

Grazie. Per la Vostra pazienza ed il Vostro gradito partecipare.

Un abbraccio.

 

m.a.

 

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01.FEBBRAIO.2022

Comunicazione per tutte le Amiche e tutti gli Amici.

A partire da oggi e dopo un lungo, motivato periodo di silenzio provvedo a riaprire il mio sito 'personal web site'

col quale, come sempre ed in compagnia dei miei Amici di allora, continuerò a scrivere di Teatro, di Cinema, di Televisione, di Musica. Di Spettacolo.

Il tutto con la Libertà di sempre e con il garbo e la gentilezza di tutti quelli che avranno il piacere di continuare, con me, questo scambio di opinioni che andrà ad arricchire, pur nella divera visione, il reciproco bagaglio di conoscenza ed Amicizia.

E' gradita la solita ironia sventolata con leggerezza a condire il tutto.

Con l'occasione provvedo a segnalare in nuovo address con la speranza di rileggervi ed abbracciarvi TUTTI :

www.micheleamoruso.it

Grazie. A presto.

m.a.

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02.Febbraio.22

SANREMO 22

 

Aspettavo, come ogni anno, l'arrivo del 'Godot' musicale all'Ariston, terra di fiori e di chimere ma sgombrando subito il campo da eventuali dubbi penso di poter affermare con deciso convincimento che, puntuale, è arrivata la 'sentenza' : una delusione !

Un'amara delusione fiflessa nella premessa, quale 'festival della canzone italiana'.

Confesso, in tutta sincerità, che di canzone italiana ne ho sentito pochina ( scusate il diminutivo ) pur in presenza di una kermesse ricca di colori, lustrini e cotillons con, in platea, uommene chic e femmene pittate...

Musica ( chiamamola così )non pervenuta se non in rare, impalpabili folate di fatui fuochi d'artificio che miravano alla messinscena più che alla sostanziale, coinvolgente emozione, quella che entra e colpisce sin dal primo ascolto.

Scendo in pochi, minuscoli particolari a rendere più efficace il quadro di pochezza ( musicale ) promessa e non concessa :

- un A.Lauro che si autobattezza concedendo pruriti da oratorio invitando il Vaticano a cambiar canale...

- una Noemi che, pur in possesso di un refrain ben ritmato non fà capire manco 'na sillaba di quello che dice...

-un Morandi che torna al 'musicarello' facendosi mandare dalla mamma a prendere il latte...

-poi c'è Massimo ( Ranieri intendo ) e qui il discorso si fà duro. Il pezzo è poetico, il tema melodico accettabile e commovente ma la 'tonalità ' non è la migliore, non è più quella di allora. E' passato mezzo secolo e la voce, la bella voce non può essere più quella dell'erba di casa mia. L'estensione barcolla nel ritornello fino alla fatale 'stecca ' che avvilisce chi, come me, lo ama da una vita.

Bastava, forse, scendere di un mezzo tono per ricreare l'atmosfera antica, quella alla quale siamo tutti abituati.

Ma tant'è...

Consumata una bella occasione per entrare a vele spiegate nel novero finale. Il tempo passa e sarebbe bello capirlo...

'Lettera di là del mare' conserva un testo molto bello,

accorato e ricco di vera passione, scritto con sul fondale visioni cinrmatografiche. Mi fermo.

Tutto il resto è fumo.

Aspetto la seconda. ( Godot dove sei ? )

P.S. I Maneskin continuano a sfornare un consenso piacevolmente universale e qui, con una 'Coraline' bellissima e convincentemente godibile, incatenano anche i pochi, ultimi dissidenti...

 

m.a.

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03.Febbraio.22.

 

SANREMO 22

La seconda, puntuale, è arrivata : sicuramente, da un punto di vista meramente qualitativo una spanna sopra rispetto alla prima ( scoop facile facile ).

Il 'padrone' della scena, con il rispetto dovuto alla Lorena Cesarini, si manifesta in modo evidente già dal suo inusuale apparire in 'galleria' ( "il mio popolo" :

Checco Zalone.

Forse è il caso di proporre un tweet di Enrico Mentana che, stilando la sua 'classifica della serata', candidamente posta :"Elisa, Oronzo Carrisi e Ragadi".

Diventa facile,ora, comprendere e condividere l'esultanza dell'intero Ariston.

La serata, come anticipato, è più piena, più calda, più interessante rispetto alla prima vuoi per la qualità della musica vuoi anche per la partecipazione di personaggi sempre graditi in tema 'nazional/popolare.

Elisa è già lì, pronta a sfidare il duo Mahmood/Blanco per lo scettro finale, quello che arriva con i fiori della riviera e l'immancabile lacrimuccia per il meritato trionfo.

Segnalerei, con sincera convinzione, la mia personale opinione di quanto resta della notte :

Emma è gradevole. Il pezzo è semplice ed orecchiabile con la novità,ben studiata, che vede la sua collega Francesca Michielin alla direzione dell'orchestra.

Sangiovanni torna in camerino a rileggersi 'Il Vangelo secondo Matteo'.

La Zanicchi torna agli anni '70 con vocione ancora vivo e con tanta voglia di prendere la mano della zingara.

Orietta-fuori gara-( perchè? ) rispolvera Rossella O'Hara

mentre in 'galleria' qualche sprovveduto russa.

la Rettore infila un dito nella piaga e balla non da sola

(meno male).

Irama canta, convince e merita di più.

Il sipario chiude su una coppia dal nome impronunciabile

vista e piaciuta alla fermata metro di Termini.

E' poco, ahimè, ma è tutto per ora.

Aspetto sempre Godot. Forse invano. ( a 'Chi l'ha visto'

segnalato nelle campagne di Faenza ma era un Fake ).

P.S. Lenù e Lila, in presenza, annunciano l'arrivo imminente della Ferrante col suo bellissimo 'L'Amica geniale'.

Mi taccio qui, con la speranza ( quella che è l'ultima a morire ).

Con osservanza.

 

m.a.

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04.Febbraio.22

 

SANREMO 22

La terza : una maratona senza fine, oceano di pubblicità che ci accompagna nelle braccia di Morfeo fino al chiarir dell'alba...

La vittoria di un Artista : DRUSILLA FOER !

Presenza illuminante, trionfo dell'eleganza, della classe, dell'ironia, dominio della scena con semplicità ed un innato senso della misura. 

Brillante maschera 'en travesti' che dona al popolo eurovisivo una manciata di freschezza ed educato senso di naturale quanto sciolta, piacevole new performance.

" Liberiamoci dai pregiudizi e dalla prigionia dell'immobilità." Lei ( Lui ) è Gianluca Gori. Applausi.

Vorrei segnalare i quindici minuti concessi a Roberto Saviano che ricorda e ci ricorda la trentennale 'assenza' di Falcone/Borsellino con le rispettive scorte, tutti vittime dell'infamia mafiosa che copre, da sempre, la bellezza di questo Paese con infinita vergogna.

Chiuderei, in lietezza, con CESARE CREMONINI.

Musica vera, poesia, specchio di energia pulita, sentimenti profondi e toccanti espressi colorando a tinte forti un pentagramma altrove avvilito da melodie inutili e vuote, come spesso in questa cinquegiorni sanremese.

Mi sembra tutto, per ora.

A la prochaine, spero !!

 

m.a.

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09.Febbraio.22

 

Mi si chiede. Obbedisco...

Non vuole essere presunzione ma semplice, storica elencazione di peccati artistici :

- U Cazzarizze Cimmarusti/Ingrosso

- No jè pe le solde, jè pe le terrise (Salatino)

- Sabato, domenica e lunedì (Eduardo) sperimentale

- Natale in casa Cupiello ( Eduardo ) sperimentale

- Facimece sendì ! (Blasi )

- La peste di Noja ( Blasi/Salatino )

- Non è vero ma ci credo ( P. De Filippo )

- Quaranta ma non li dimostra ( P. De Filippo )

- Nardino Copponelli ( La Porta )

- La favola del bosco addormentato ( Moriconi )

- Da giovedì a giovedi ( De Benedetti )

- Biancaluna ( Blasi )

- La ballata di un uomo ridicolo ( Blasi )

- La giara ( Pirandello )

- La Morsa ( Pirandello )

ma non finisce mica il cielo.... altre, parecchie, nel cassetto dei ricordi. Altre, poche, in attesa di prendere vita. 

La firma è sempre la stessa, nitida e conosciuta.

Grazie a chi ha chiesto. Qui, grato e sempre riconoscente.

 

( You Tube : 'La Morsa' link Roberto Romeo.)

 

m.a.

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23.Maggio.2019

 

Un semplice avviso alle Amiche ed agli Amici che seguono e sostengono questo mio blog gestito personalmente.

Causa lavori di ristrutturazione del presente è mio preciso dovere informarvi che presto ( primi di Giugno p.v.) riprenderà regolarmente lo scambio delle nostre opinioni con relative recensioni per quanto riguarda il mondo dello spettacolo ( Teatro e Cinema ).

La speranza è sempre quella di trattare gli argomenti in maniera sincera, priva di pregiudizi e sempre aperta alla elegante discussione purchè esercitata in modo corretto e democratico.

Grazie per l'attenzione. Un abbraccio.

 

m.a.

 

 

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23.Dicembre.2019

 

Due parole, semplici parole che partono dal profondo ed hanno la sincera intenzione di raggiungere i miei Amici.

Quelli veri, quelli occasionali, quelli fasulli, quelli educati, quelli il lite con la grammatica italiana, quelli invidiosi, quelli appassionati e gentili, quelli nati per criticare, quelli che aspettano la 'sciorta', quelli belli dentro e quelli belli anche fuori.

Tutti, insomma :

AUGURI - Buon Natale e Felice 2020.

Buttiamo tutto alla spalle e sorridiamo.

Tante cose belle aspettano il nostro arrivo.

Tanto Teatro e tanto Cinema coi quali continuare a discutere, a criticare, a condividere. Anche a dissentire, ma sempre con garbo e rispetto.

Le idee, belle o brutte che siano, appartengono a tutti.

Un abbraccio, un sincero abbraccio. A tutti.

A U G U R  I  !!

 

vostro Michele Amoruso.

 

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Marzo 2020

 

Questa umile rubrica viene, momentaneamente, abbandonata. 

Per chi non ancora conoscesse il motivo suggeriamo di rivolgersi ad altre pagine.

C'è abbondanza di cabaret, di scempiaggini, di bufale, di preghiere alla Vergine Maria, di ultime volontà, di balletti sui balconi, di mascherine infette e di brava 

gente che continua a scorazzare per lo stivale.

Noi preferiamo il Silenzio.

Un sano, piacevole, roboante silenzio. Per capire.

Ci rivedremo, se volete, alla stagion dei fior...

Grazie.

 

m.a.

 

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16.Aprile.2020

 

Ora LUIS si è soltanto addormentato.

Forse sta sognando.

Sorride, fra una Gabbianella ed un Gatto.

E' felice.

Sta pensando a nuove storie.

Storie che parlano di Amore, di Pace e di Libertà.

Per commuoverci.

Come sempre.

 

m.a.

 

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06.Marzo.2020

 

C'è una dedica da fare :

...e si chiste pe Te nunn'è bene me sai dicere 'o bene ched'è ?..

a una Donna, semplice, colta, elegante, raffinata. Una Donna che non ulula alla luna, lavora per gli altri e non ha bisogno di fotoshop per apparire splendente dall'alto dei suoi 54 anni, sempre dispensati con un sorriso disarmante che cattura, sempre, l'assenso di quelli che la leggono con l'attenzione dovuta a chi sa, a chi riesce ad esprimere quello che pensa in modo diretto e comprensibile, senza raggiri o ambiguità.

Lei è ILARIA CAPUA, virologa italiana che vive ed opera a Miami, Florida, una gran Donna che tutto il mondo ci invidia. Infinitamente bella, oltre qualsiasi orizzonte.

Ce n'è un'altra qui, più vicina a noi, ironica e disarmante nella sua bellezza mediterranea e magicamente contaggiosa. Vive a Napoli ed arricchisce le nostre giornate con la sua allegria sempre avvolta da uno strato di consapevole, vitale energia.

Bellezza, tanta, anche qui.

Ma questa è un'altra cosa...

 

m.a.

 

 

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05.Marzo.2020

 

ARAM KHACHATURIAN.

Pagina per piano/orchestra con al piano Boris Berezovsky - Mosca City Philarmonic.

" ADAGIO da SPARTACUS "

 

Un pezzo di Musica sanguigna, romantica e di facile comunicativa. Composizione di effetto ricca di armonia e melodia dove molti parlano di 'recupero della tradizione lisztiana'. Un discorso musicale vigoroso e sognante che invita al piacere dell'ascolto.

Un sincero 'benvenuto' a chi avrà la fortuna di partecipare.

 

m.a.

 

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03.Marzo.2020

 

L'AMICA GENIALE - ultimo atto

 

Quanto tempo è passato. Quante cose sono cambiate.

Siamo volati alla fine degli Anni '60 con la laurea di Lenù alla Normale di Pisa a pieni voti, nuova pettinatura ed una fierezza poco ostentata dove le origini, il vissuto e i 'fantasmi' di un passato fatto di luci ed ombre restano marcati a fuoco pur nella nuova dimensione borghese di una fanciulla ormai donna che ha cercato e, forse, trovato ciò che inseguiva da una vita.

Il ritorno al 'rione' dove la vita scorre sui binari di una volta e poco è cambiato se non l'asfalto sulle stradine polverose ( 'o guverno ogni tanto s'arricorda pure 'e nuje ). L'affannosa ricerca dell'amica di sempre che, ora madre insodisfatta ed umile operaia al soldo di 'nemici di allora', si avvera in un abbraccio lungo e liberatorio a suggellare la sopravvivenza di un affetto che non può morire. La morte della maestra Oliviero, docente alle 'elementari', pone fine ad un'epoca lontana che muore nei ricordi ma resta sempre scolpita nei cuori delle nostre proprio nel momento in cui 'La fata blu', favoletta scritta da Lila, viene bruciata a coprire un periodo fatto di sogni e di speranze che ora, probabilmente, assumono carattere e prospettive diverse.

La 'circumvesuviana' scorre veloce su quel tunnel specchio di una metafora antica a riprova che tutto è passato ma nulla è cambiato. 

Lenù pubblica un suo romanzetto scritto a mò di diario negli anni della sua adolescenza ed è proprio alla presentazione che rivede, stupita e con gli occchi umidi, quello che è stato il primo, vero amore della sua giovane vita.

A Torino c'è un 'fidanzato' che ha conosciuto a Pisa e che, con un anellino regalatole con dolcezza e sincerità, le ha chiesto di sposarlo...

La vita continua, la Ferrante continua a scrivere e Costanzo è già impegnato a dipingere la 'terza serie'.

Noi aspettiamo. per rituffarci nel nostro colorato, variopinto, universale dialetto e per continuare a vivere 'emozioni' genuine figlie della Cultura e della Sensibilità'.

Le doti del nostro Popolo.

 

m.a.

 

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25.Febbraio. 2020

 

L'AMICA GENIALE - 2

 

Leggiamo, da più parti. Un'irrispettosa analisi della terza puntata della serie.

"E' stata inquietante". "Violenta e volgare".

La Napoli bene, quella radical chic che aspettava storie  d'amore e sentimento nate sui banchi delle 'elementari' che durano tutta la vita e che provocano sospiri e lacrime al finale ricco di ricordi e passione mai sopita con i due che vanno verso 'la fine' mano nella mano ed il sottofondo di un lacrimevole neomelodico.

Qui non è così. La storia è cruda, è vera, è ricca di quegli umori tipici di un popolo che conserva, intatti, tutti gli ingredienti che l'hanno consacrata 'unica'. Unica nel suo andare verso un futuro che non c'è, verso mète ricche di sola, eterna speranza, verso un irriverente 'destino' dove la bellezza di un 'pino' che la simboleggia resta solo un miraggio, un eterno, secolare miraggio che trasforma il dolore in filosofia, la povertà in un abbraccio ai sogni che ci sono o quelli che verranno.

E' una 'serie' tratta da una scrittura tangibilmente realistica e scomoda, una penna che dipinge personaggi sanguigni e controversi che lasciano, spesso, le parole sussurrate per esprimersi coi silenzi degli sguardi profondi e irrinunciabili lì dove la 'coscienza' lo  pretende.

L'Arte è anche violenza. E' anche enigmatica verità.

L'Arte è quella che riesce a trasmettere 'emozione'.

E qui la violenza c'è, ci deve essere perchè deve simboleggiare una realtà che, partendo da un 'rione polveroso' cerca libertà sconosciute affidandosi a 'desideri di fuga' e struggente ricerca di qualcosa impossibile da ottenere con una quotidiana normalità.

Ma anche quella 'speranza che non c'è' si materializza con semplicità, con quella sottile lama di luce che attraversa il racconto allorquando una bella, giovane, testarda diciottenne parte per la 'Normale di Pisa'...

Questa è un'opera d'arte, così, semplicemente.

Per le belle storie d'amore rivolgersi altrove, lì dove si accettano caramelle dagli sconosciuti arricchiti dai baci perugina.

C'est tout. Merci.

 

m.a.

 

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18.Febbraio.2020

 

L'AMICA GENIALE - 2

(storia del nuovo cognome)

da Elena Ferrante per la Regìa di Saverio Costanzo.

 

Gli anni passano, le bimbe crescono e Saverio Costanzo semina con la solita, puntuale potenza inventiva tutta una miriade di avvenimenti che porteranno, verosimilmente, le nostre Amiche, a sprazzi, fuori dal polveroso rione, oltre quel tunnel, con abiti e movenze 'anni'60', con l'adolescenza che abbandona la semplicità e la spensieratezza per esondare in un universo più 'adulto' dove, inesorabilmente, il racconto accarezza i primi sintomi di malcelata ribellione con una inevitabile scossa a quella intensa complicità che riempiva gli spazi di allora.

Una fuga verso un futuro diverso che presuppone una momentanea ma inevitabile separazione.

Lila, sposa senza amore e Lenù stanca di assaggi culturali ed alla ricerca di un amore che non arriva se non nell'abbandono della sua fantasia.

Contrasti e malintesi che generano incomprensioni che sfociano in classiche 'gelosie' che trasformano desideri di rivalsa, aneliti di vittoria in feroci, palpabili sconfitte dove l'antica, solida amicizia infantile lambisce l'abbandono dei ricordi del 'rione' per raggiungere, pur nella freschezza delle intimità ora diverse, evidenti pause nei legami di affetto e solidarietà puerile.

Saverio Costanzo entra da par suo nei silenzi delle 'nostre' con l'ormai risaputa maestria, con 'primi piani' ricchi di pathos e significati, insaporendo il tutto con l'aiuto di una sceneggiatura (Ferrante/F.Piccolo) galoppante ed asciutta nel ritmo e nella solida impalcatura.

Una solare evasione verso gli 'esterni' (Ischia, Spiaggia degli Inglesi, Citara) affidata alla regìa di Alice Rohrwacher (sua compagna di vita) che ben sottolinea il ritorno alla femminilità qui e là ombrata, con il ritorno alla lettura dei 'classici' unico strumento, questo, per la definitiva, agognata evoluzione.

Una bella Fiction, bella ed universale. L'altra faccia di una medaglia che,spesso, dal piccolo schermo offende la bellezza, il buon senso e la misura.

Piacevole e a tratti commovente per la naturalezza degli interpreti, la luce dei paesaggi partenopei ed il rispetto per la scrittura della Ferrante.

Ci sempra tutto, per il momento...

 

m.a.

 

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06.Febbraio.2020

 

NOI DUE SCONOSCIUTI

(Strangers when we meet)

E' un film del 1960 diretto da Richard Quine.

Con Kirk Douglas, Kim Novak e Barbara Rush.

Da qui il nostro invito a tutti coloro che amano il buon Cinema a trovarlo da qualche parte, a vederlo, a capirlo e ad apprezzarlo per la sua semplicità, la sua accorata e sempre attuale freschezza nell'esprimere sentimenti veri, sinceri e liberi da qualsiasi manipolazione.

Il Cinema di una volta, insomma.

Una pellicola giusta ad esprimere la grandezza di un Attore che ci ha lasciato ma che ricorderemo, sempre, col sorriso e la gratitudine, quella dovuta a chi ci lascia qualcosa di importante, l'eroe della nostra giovinezza, l'Ulisse dei nostri sogni, l'icona di quelle verità in celluloide oggi, probabilmente, in fase di profonda depressione.

KIRK DOUGLAS , grazie.

103 candeline spente con il soffio debole di un vento amico che lascia una scia profumata di bellezza, di bravura e di ricordi. 

Dimenticare i 'grandi' è impossibile.

Tu sei stato e sei 'uno di quelli'.

Applausi.

 

m.a.

 

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20.Novembre2019

 

Rispolverando recenti, meravigliosi ricordi.

Al Teatro Regio di Torino.

KHATIA BUNIATISHVILI

Concerto per Piano/Orchestra n.2 in Do Min

di Serghei Rachmaninov (1902)

 

E' uno dei più riusciti, sicuramente il più eseguito e più popolare dei quattro del grande Rach.

Una pagina traboccante di pathos tipicamente post romantico, melodie dalla fisionomia personale che miscelano, con passione e calore, empiti drammatici con profondi sensi di ribellione.

Khatia è Lei, in tutto il suo magnetico splendore, interprete magnifica che riesce a raggiungere vette pregne di un eccezionale virtuosimo che solo i grandi concertisti riescono a garantire in virtù del loro talento, forti di uno spartito che dispensa sentimento e freschezza di idee musicali.

Mano che scorre velore su una tastiera che sdogana tutta la bellezza di temi noti e magicamente riprodotti con tecnica di gran livello e quella innata passione per l'Autore che qui diventa depositario di qualcosa che  rimane viva e difficile, molto difficile da dimenticare...

Numerose chiamate da un pubblico entusiasta ed un 'bis' da Chopin a chiusura d'una serata magica oltrechè unica. 

La bellezza che oltrepassa l'infinito !!

 

m.a.

 

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18.Novembre.2019

 

PEZZI UNICI - Fiction RAI 1

 

regia Cinzia th Torrini

Sergio Castellitto, Irene Ferri, Giorgio Panariello, altri.

 

RAI1 rimedia in modo accettabile al 'vuoto' rimediato in occasione della serata dedicata al ricordo di Faber, spettacolo sul quale, per i motivi illustrati abbondantemente altrove, stendiamo un pietoso velo nella speranza di ricrederci quando verrà proposta la rivisitazione, a lungo pubblicizzata, dei grandi DALLA e BATTISTI.

La Torrini fà leva sulla sua rinomata maestria nel condurre la sua cinepresa su di un panorama sentimental/giallo sul quale appunta una vicenda densa di imprevisti ben recitata da 'Attori di mestiere', degnamente rappresentati dal Castellitto multiforme e ricco della sua 'presenza' anche se un pò lontano da quello, indimenticabile, regalatoci nell'Uomo delle stelle'.

Ma lì eravamo in compagnia di Tornatore.

Cinque giovani, freschi di Accademia, a far da cornice ad una storia che scorre liscia a destare mille interrogativi nell'intricato puzzle proposto da una sceneggiatura dove umanità, sentimento ed una sottile, innocua violenza si prestano piacevolmente ad un film che vedrà trionfare ascolti di massa ed un'audience corposa ed appagata.

Un ottimo, ripetiamo, Castellitto con una Irene Ferri sempre pronta a sfoggiare classe e sicurezza nella sua ferma figura di Attrice di valore.

Una breve nota a corredo del tutto riguarda un 'nuovo' Panariello decisamente distante della sua cronica comicità e qui calato con sincera pacatezza in un ruolo che interpreta con nuove ambizioni.

Buone le musiche, buona fotografia, ottimo lavoro di regia che esamina 'interni' polverosi misti a piacevoli fughe nella verde campagna toscana.

Buona, insomma, la 'prima'.

A ciascuno il suo !!

 

m.a.

 

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30.Ottobre.2019

 

E' bello, talvolta, ritrovare ricordi che appartengono ad un passato alquanto recente. Ricordi che ti riportano a spettacoli divertenti, ironici e ricchi di sentimenti.

Commedie dal sapore antico ma che rispecchiano valori sempre attuali ai quali un attimo di riflessione diventa un 'obbligo'.

La mia 'Da Giovedì a Giovedì. 2 atti in lingua di Aldo De Benedetti.

L'ho ripostata, con un pizzico di commozione sulla mia Home.

Un saluto a tutti coloro che gradirono.

 

m.a.

 

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28.Ottobre.2019

 

Un 'arrivederci' alla bella e brava VANESSA SCALERA.

 

Con l'ultima puntata della serie IMMA TATARANNI, sostituto procuatore, si conclude il ciclo TV1 tratto dai romanzi di  Mariolina Venezia.

Ascolti elevati, storie ben elaborate, ottima fotografia di una Matera incantevole cornice ad un quadro pieno di caratteristi ottimamente delineati, tutti raggruppati da un 'casting' che pesca, salvo rarissime eccezioni, nel mare fecondo di figure indigene votate alla semplicità, al sapore genuino del folclore basilisco, ad una recitazione completamente libera da influssi accademici, quelli che spesso mascherano la genuinità del 'prodotto' rendendolo poco attendibile, quasi inaccettabile.

Ebbene, in questo tableau colorato e piacevole troneggia Lei, Vanessa Scalera, quarantaduenne Attrice salentina ( Latiano/Brindisi) che svolazza leggera ed inafferrabile col suo abbigliamento trasandato e lontano da quell'eleganza studiata per stupire.

A Lei basta la sua bravura, il suo incedere deciso e fiero, il suo intercalare armonico in un dialetto che non è il suo, le sue mille maschere che presentano mille stati d'animo espressi con maestosa padronanza dinanzi ad una cinepresa alla quale permette di entrare nel suo cuore, nella sua anima, nel suo 'essere donna'.

Una meraviglia di gestualità che concede ai suoi occhi di esprimere tutto quello che è custodito nella sua intimità.

L'avevamo notata nel 2015, quando con 'LEA', un film TV diretto da Marco Tullio Giordana, ci regalava il talento di una 'grande', alquanto meravigliati dal fatto che, malgrado anni di buon teatro e di 'gavetta', era sfuggita a chi avrebbe dovuto 'consegnarcela' prima, molto prima. Ma tant'è.

Ora Lei è qui. Fa parte del nostro patrimonio culturale, della sua innata freschezza e della sua magistrale presenza su uno schermo sempre più invaso da pochezza interpretativa e da 'nudità' inutili e ripetitive.

Speriamo di rivederla presto, magari in ruoli diversi, anche drammatici, quelli coi quali arricchirà il nostro desiderio del 'bello', quelli dovuti ad una magnifica Attrice che, con la sua stupenda immagine, tornerebbe ad allietare serate spesso povere di tanta bravura.

Ciao Vanessa. E grazie.

 

04.Ottobre.2019

 

" MALEDETTI AMICI MIEI " su RAI 2

 

Finalmente !

Un programma pacatamente intelligente, leggero e godibile, ironico e moderatamente trasgressivo.

Rai 2 abbandona (ahimè per poco) le seratine pregne di telefilm americani ricchi di violenza, omicidi, inseguimenti e malaffare per proporre uno 'spettacolo' simpatico e divertente dove quattro vecchi amici si alternano, in favore di telecamera, nel proporre ( o riproporre) esperienze vissute o sognate con l'efficace arma della simpatia, qui figlia del mestiere e del buonumore, alternando antiche gags dejà vu a malcelata, gradevole serietà scenica.

Niente di illuminante, per carità, ma tutto all'insegna della semplicità e del rispetto di una platea stanca di cabaret e di volgari imitazioni tutte dirette all'audience per l'incremento del bagaglio pubblicitario.

Molti ospiti che sbucano dall'ombra per arricchire due ore di calorosa messinscena, per indorare un programma visibilmente 'nuovo' ma senza squilli di trombe a portare la 'novella'.

Aspettiamo lo 'share', sicuri che quella sottile fetta di popolo lontano dal 'radical chic' resta in attesa della prossima puntata.

Complimenti.

 

m.a.

 

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02.Ottobre.2019

 

" UN GIORNO COME UN ALTRO "

 

E' una commedia in 2 atti di Allison McBright.

In via di allestimento.

Cerchiamo due Attori :

- Donna 28/35 

- Uomo 40/45

graditi curriculum da trasmettere preventivamente.

I provini per gli ammessi saranno effettuati in Bari, con indirizzo comunicato, il giorno 12.Ottobre.p.v. (sabato)

Eventuali comunicazioni e ragguagli cortesemente in privato.

A presto ! grazie.

 

m.a.

 

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30.Settembre 2019

 

La Domenica in pillole.

 

Ore 12.30

Su di un prato verde arrriva, in braccio al padre, un simpatico uomo in black, una bimba di nome PIA.

E' semplicemente bellissima!

Ore 21.30

Sullo schermo di Rai1 arriva una signora che avevamo già avuto occasione di ammirare, annoverandola fra le migliori Attrici italiane in 'Lea', un film TV diretto da Tullio Giordana. (2015). Una donna splendida che 'parla con gli occhi', una personalità maestosa che 'buca' lo schermo indossando mille maschere tutte ricche di umanità e dolcezza, di semplicità e presenza.

Lei è VANESSA SCALERA.

Tutto qui. Ci sia concessa la divagazione. Grazie.

 

m.a.

 

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Settembre 2019

 

UFFICIALE !

 

Il TEATRO PICCINNI di Bari riapre se sue dorate porte.

Il giorno 6 Dicembre, infatti, potremo riappropriarci di una poltrona amica che ci ha visti presenti ( anche in palcoscenico ) per anni.

E' un pò il ritorno di un figlio lontano che riabbracceremo con l'affetto dovuto a chi si vuole bene, è la continuazione di un rapporto viscerale al quale abbiamo dovuto rinunciare per tanto, troppo tempo, è la ripresa di un legame portatore sano di sogni, di bellezza e di Cultura al quale torniamo per rinnovare l'appartenenza a ciò che sentiamo nostro : il Teatro.

Dalle prime indiscrezioni anche il 'cartellone' ci sembra all'altezza di un livello accettabile e condivisibile, con personaggi e interpreti degni di tale nome che riabbracceremo col calore di sempre, forse anche di più.

Rivedremo Amici, colleghi ed 'addetti ai lavori' coi quali abbiamo potuto discutere, criticare e 'litigare' per mesi, per anni, ma solo da lontano.

E' il ritorno all'abbraccio, alla presenza, al sorriso vero di chi sa comprendere ed apprezzare tutto quello che c'è 'dietro'.

E' il ritorno, probabilmente, alla Vita !!

 

m.a.

 

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Settembre 2019

 

Ecco.

Stiamo tornando all'antico. 

Una nuova stagione teatrale è alle porte regalandoci la possibilità di tornare spettatori attenti ( forse anche protagonisti ) alle novità che, quest'anno, si  preannunciano ricche di 'nomi ' e di spettacoli all'altezza. Cartelloni variopinti e locandine invitanti ci preannunciano titoli meritevoli di visione, critica e discussioni spaziando in un ventaglio di proposte delle quali ci approprieremo con l'unico desiderio di vivere e condividere idee, stati d'animo, meraviglia ed autentiche emozioni.

Certo, non trascureremo l'idea di sottolineare la bellezza di qualche buon film o la freschezza di rinnovate 'fiction' televisive evitando, come sempre, la pochezza di proposte destinate alla pubblicità ed al plauso nazional popolare.

Il nostro sincero 'benvenuto' a chi ci accompagnerà in questo nostro viaggio nell'Arte, sempre aperti alle opinioni altrui e nel rispetto di costruttive, democratiche e gradite condivisioni.

Qui il nostro grazie alle Amiche e gli Amici di sempre.

 

m.a.

 

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11.Aprile

 

Al Teatro Petruzzelli di Bari.

" DIE WALKURE " - ( La Walchiria )

Saga musicale ' Der Ring das Nibelungen '

Orchestra del Teatro Petruzzelli diretta da Stefano Anton Rech.

Regìa di WALTER PAGLIARO.

 

Le Walchirie sono creature di Wotan, il dio della mitologia germanica, in questo brano sinfonico sono mirabilmente rappresentate nel corso della loro cavalcata selvaggia attraverso il cielo tempestoso, mentre lanciano il loro acuto grido di guerra.

Virtuosismo orchestrale basato sul noto ritmo puntato dal dominio su uno sfondo di trilli, di passaggi e di arpeggi di grande effetto.

La complessa messinscena multicolore è affidata alla regìa del grande Walter Pagliaro che qui si 'diverte' a dipingere un tableau affascinante, confortato dalla magia delle luci e dalla sapiente miscelazione del coro con squarci di luminosità autentica a sottolineare, con mano ferma e sicura, stati d'animo ascrivibili alla montante tempesta che arriva, puntuale, a squilibrare illusori momenti di feconda tranquillità.

Uno spettacolo godibile e maestoso che apre scenari immaginari nella potenza della musica wagneriana sempre fedele nel trasferire emozione ed incanto.

Una buona settimana di repliche per gli amanti del buon Teatro e per tutti coloro che desiderano una serata ricca di grande musica e di mirabile fantasia.

 

 

m.a.

 

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06. Marzo

 

" CONVERSAZIONE SU TIRESIA "

di e con Andrea Camilleri - RAI1.

 

Uno spettacolo, una magnifica performance scritta e raccontata dal 'grande vecchio' che cavalca venti secoli di leggenda, di storia, di sogni, di immagini velate da candida malinconia e disegnate col candore ed il sussulto impastati con quel frammento d'ironia che insaporisce un piatto agrodolce difficile da dimenticare.

Accomunati dalla malattia che genera il percorso parallelo, le due anime si inseguono, si prendono, si lasciano per poi ricongiungersi definitivamente in un finale ricco di segnali premonitori, di verità nascoste dalla cecità ma vive e splendenti in un crepuscolo dorato

e coinvolgente. Un invito alla speranza, alla solidarietà, all'accoglienza, a quella umanità figlia di secolare, spesso contrastata voglia di libertà.

Tiresia era cieco, si sa, lo racconta la mitologia spesso divisa sulle cause scatenanti la malattia. Ma un gioco dell'Olimpo, a compenso, gli regala il 'potere della previsione', la magìa di 'vedere' tutto, prima degli altri.

E proprio in virtù di tale incantesimo il 'nostro' naviga per più di duemila anni intorno alla Storia, raccogliendo verità e bugie, vittorie e sconfitte, decenza e lussuria, dogma e accondiscendenza.

Rivede statuarie figure non più feme negli scritti e nei trattati, le rende vive, parlanti, vicine, amiche.

Passa da Zeus ad Omero, da Dante a Giovenale, da Ovidio a Orazio, da Elliot a Virginia Woolf, da Ulisse a Circe con una bacchetta magica che, con semplicità, ne tratteggia i chiaroscuri.

Andrea ha 93 anni, con quella voce arrocata da migliaia di sigarette, addolcita dalla levità della sua immensa cultura, levigata da una dolcezza narrativa ricca di pause leggere e significative, da solo su quel palco amico con un abatjour e lontane note di un flauto a scandire e misurare i tempi del tortuoso percorso narrativo. Senza ignobili spazi pubblicitari, tutto d'un fiato, con eleganza e raffinata partecipazione.

Uno spettacolo. Tutto da vedere. Tutto da capire. Tutto da applaudire.

Grazie, ANDREA CAMILLERI. Lunga vita.

 

m.a.

 

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28.Febbraio

 

" QUESTI FANTASMI " - Eduardo

 

Sessantanni fa, il 7 Gennaio del 1946, la 'prima' al Teatro Eliseo in Roma.

Oggi, invece di andare sommessamente in pensione la gloriosa 3 atti rivive reggendo perfettamente in una inconsueta attualità.

La messinscena contemporanea è diretta da Marco Tullio Giordana che, in perfetta armonia con l'assunto dell'Autore, armonizza il vissuto con garbo ed eleganza parlando di 'allegria nel naufragio' a proposito della Napoli di allora al cospetto di quella attuale.

Evidenti e tangibili le ascendenze pirandelliane con quella grottesca intrusione fantasmatica dei familiari dell'amante che molto assomigliano ad una sgangherata versione dei 'Sei personaggi'.

Scavalcando le precedenti intuizioni registiche ( E.M. Salerno) ciniche e consapevoli nello 'sfruttamento' delle bellezze della fresca moglie, stravolgendo la 'visione innocente' dell'inconsapevole S.Orlando, affida ad un adorabile, magnifico Gianfelice Imparato a suo agio nella ambigua parentesi familiare, pur conscio che 'senza danaro si diventa delle carogne'.

La novità registica qui è affidata alla Maria di Carolina Rosi che invece di scegliere fra marito ed amante diventa per la prima volta padrona del suo destino : se ne va via, da sola.

I fantasmi eduardiani scappano via ma lasciano una profonda traccia di profumata libertà rinnovando, ma senza ingannevoli mistificazioni, le visioni filosofiche del grande Eduardo.

Applausi. Tanti.

 

m.a.

 

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26.Febbraio

 

"LA STAGIONE DELLA CACCIA" - Andrea Camilleri

per la serie : 'C'era una volta Vigata'

RAI1.

 

Film TV tratto dall'omonimo romanzo del 1992.

Capolavoro di scrittura magistralmente adattato ed ottimamente diretto, felicemente interpretato da una lunga serie di 'burattini' che il grande Camilleri manipola con l'abituale scioltezza, senza sbavature, offrendo una storia tinta di giallo, di costume, ma anche di tanta sana comicità fino a tratteggiare il tutto con la bizzarra ironia che contribuisce, non poco, alla composizione di uno spaccato antico ma godibile e sincero nella sua infinita umanità.

Ottima fotografia e sconfinata luce paesaggistica sullo sfondo di quel 'barocco' sud orientale da tempo 'patrimonio dell'umanità'.

Una trama complessa ma ricca di quel dialetto fiorito e divertente che raggiunge la visione con semplicità ed immediatezza, senza trascurare quei dettagli descrittivi che arricchiscono la scrittura fino a renderla grottescamente godereccia.

Un buon film premiato, come facilmente prevedibile, da uno share pari al 30%, con una massa d'ascolto attestata sui 7,1 milioni. Non male !!

Nulla da aggiungere ad un capitolo di buona televisione qui lontana dalla volgarità imperante e sempre fedele alla vena maliziosamente sincera di un Camilleri sempre giovane nello spirito e negli intenti.

Un applauso doveroso all'intero cast ed un invito cordiale, ai programmatori RAI, ad insistere sulle novità ritrovate ed a quelle ancora da trovare...

 

m.a.

 

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25.Febbraio

 

" C'è qualcosa di nuovo oggi, nel sole. Anzi di antico..."

Certo ! Si tratta di Pascoli, il grande, abusato Pascoli.

Lo ritroviamo, autentico e premonitore in una stretta e, forse, malvagia attualità.

I fatti : settimane, mesi, di propaganda, spot pubblicitari dispensati con mano larga fino all'esaurimento, comparsate televisive su tutti i canali generalisti, bombardamento mediatico ad illustrare l'arrivo di un nuovo film d'Autore (Camilleri).

Ci sembra giusto ed obiettivo, sana politica tendente a sottolineare quel poco di buono che ci rimane da rimarcare in un panorama asettico e diversamente moderno, un misto di cianfrusaglie e ridicole riproposizioni di un dejà vu che nulla aggiunge a quanto già in nostro possesso di irrazionali fruitori di buon cinema per il piccolo schermo.

" La stagione della caccia" sarà sicuramente un prodotto da gustare e probabilmente da annoverare fra quelli (pochi) degni di un'acuta analisi, ricchi di pathos e sottile senso di ironica pennellata di storica italianità.

Una Sicilia portatrice di misteri e densità caratteriali, un fedele ritratto di una Cultura antica quanto ricca di umori sapidi ed irriverenti. Il frutto della magica penna di Andrea Camilleri.

Dalla visione dei trailers riteniamo di poter assistere all'ennesima vittoria del 'grande siciliano'.

Ebbene, la nostra meraviglia riguarda esclusivamente la pochezza di visione dovuta a colui che ha saputo tradurre in bellissime immagini ciò che nel lontano 1992 una 'storiella' immaginata dal 'nostro' vedeva la luce delle stampe.

La regìa è di ROAN JOHNSON, italianissimo e bravissimo cineasta di casa nostra.

Sentiremo parlare ancora di lui.

Intanto ce lo godiamo attaccato alla sua magica cinepresa sperando di dire la nostra senza pregiudizi e nella massima serenità : tutto quello che è indispensabile per una seria recensione di quanto presupponiamo sarà 'un bel film'.

A presto.

 

m.a.

 

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20.Febbraio

 

GIULIO BROGI.

Anche lui, 83 anni.

Una vita intera fra Teatro, Cinema e Televisione.

Grande scuola al Piccolo con Strehler e poi gran carriera con i più grandi registi ( Zeffirelli, Taviani, Olmi, Sorrentino, tanti altri ).

Un grande ENEA per la TV in bianco/nero nel 1971.

Una bella, imponente presenza sempre vigile nella scelta di testi di qualità. L'avevamo appena visto, pochi giorni fa, nell'ultimo 'Montalbano' con una breve ed intensa partecipazione, epilogo luminoso d'una carriera senza cadute, una professionalità marcata da un'applicazione sempre seria nell'interpretare personaggi di varia natura e sempre attendibili per la loro straordinaria luce.

Ci rattrista, sempre, la scomparsa di un Attore, un grande Attore, qualcuno dei 'nostri' che ha indossato mille maschere con la semplicità, l'umilta ed il talento dei Grandi.

Ciao GIULIO. Vola alto. Tu puoi. E grazie !

 

m.a.

 

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17.Febbraio

 

BRUNO GANZ.

Ci lascia a 76 anni.

Stupendo attore svizzero che aveva usato la sua discrezione, la sua silenziosa ma maestosa presenza, la sua maschera di duro a celare una faffinata dolcezza interiore per esprimere la sua Arte unanimemente riconosciuta. Sia a teatro che a cinema.

Infinita riconoscenzza per il 'suo' Hitler ne 'La caduta' dove esprimeva con sprezzo e solenne partecipazione la violenta, volgare mentalià votata all'odio e all'arroganza di un universo che si chiudeva alla pietas ed apriva alla miserabile forza delle armi per un 'potere' effimero e lusinghiero che condurrà alla fame, alla miseria, alla distruzione degli ideali di fratellanza.

Ma, qui, ci piace ricordarlo per quel 'Pane e tulipani' (un bellissimo film del 2000) diretto da Silvio Soldini dove ricama con evidente, emotiva partecipazione una figura indimenticabile vestita di umiltà, di raffinata eleganza e di poesia, un personaggio che omaggia Venezia con le sue velate nebbie, che colora indelebilmente le calli umide con un rumoroso silenzio a riemipre lo schermo di sentimento vero e di passione autentica sullo sfondo di una storia semplice e commovente.

L'Arte è fatta per essere ammirata e ricordata.

Cosa che facciamo noi, adesso, in presenza di chi non c'è più, di chi ci lascia traccia di bellezza e di bravura.

Applausi.

 

m.a.

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15.febbraio

 

Una bella, interessante, attesa novità :

 

" SPETTRI " - Henrik Ibsen

in scena al 'Teatro Biondo di Palermo

dal 22 Febbraio al 3 Marzo.

Con Micaela Esdra, Massimo Venturiello, Roberta Azzarone, Matteo Baronchelli, Riccardo Zini.

Regìa Walter Pagliaro.

 

Torna il grande Teatro. Una magnifica occasione per godere di un dramma con bravi interpreti diretti con lucida visione da un Walter Pagliaro che, siamo certi, ci stupirà. Ancora.

Aspettiamo il debutto con la promessa di parlare della messinscena con la nostra abituale, obiettiva opinione.

Un grazie a Palermo, città d'Arte ed amante della Cultura.

Ai nostri Amici attori, ai tecnici ed alle maestranze tutte

insieme a Walter il nostro sincero : Bon voyage !!

 

m.a.

 

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14. Febbraio

 

Le jour de l'Amour

 

MARUZZELLA

Eres toda una estrella !

 

C'est tout

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12.Febbraio

 

" IL COMMISSARIO MONTALBANO "

Vent'anni con Camilleri e Luca Zingaretti.

 

Forse è vero : c'è un pò di stanchezza nell'iter narrativo del vecchio, grande Camilleri. Le storie non hanno più quella freschezza, quella magica attitudine giocata sul filo di una matassa genialmente ingarbugliata e capace di sospendere il fiato a milioni di persone fino all'ultima sequenza. Figurine antiche e ricche di succosa presenza scenica, manichini sanguigni che danno il giusto colore agli anagrammi gialli qui e là impreziositi da caratteristi siculi capaci di navigare nella farsa e nel dramma con la semplicità propria di chi ha vissuto la vita della polvere delle tavole con passione e testardaggine, spesso premiati col distacco di quelli che 'capiscono'.

Ma la narrazione, malgrado tutto, custodisce ancora quel misterioso senso di verità nascoste che maturano nel tempo e che si realizzano con finali, forse oggi un pò scontati, che nulla tolgono ad una piacevole visione.

Montalbano è una bandiera che sventola alla brezza del Mediterraneo, una liturgia laica che si perpetua negli anni, nel sole e nella mancanza di nebbie fastidiose che intristiscono le ormai fragili impalcature filmiche.

Montalbano continua a mietere ascolti, ci dicono, con buona pace dei 'radical chic' che per giustificare la loro innata 'puzzetta sotto il naso', il loro 'intellettualismo' da letture dotte che, quotidianamente, viene ostentato con citazioni 'proustiane' e/o 'D'Annunziane' che comportano, fatalmente, un meritato sorriso da chi preferisce volare basso dichiarando, spudoratamente, la propria, innocente mediocrità evitando Cracco, Masterchef e le sparatorie americane.

" A ciascuno il suo " (Sciascia).

 

m.a.

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06.Febbraio.

 

SANREMO 69.

 

Poche parole.

Ci sembra alquanto inutile procedere ad una disamina tecnica per le cinque ore dedicate al nulla.

L'incipit, premonitore, del Baglioni nazionale diventava la più logica delle premesse quando, scendendo per l'antica scala, si manifestava col suo abusato 'Voglio andar via' rendendolo di stretta attualità.

Vi prego, accontentiamolo.

24 (ventiquattro) pezzi per un fiume inutile di parole che avrebbero dovuto, con l'ausilio di una buona musica, rappresentare la 'canzone italiana' ma che, tutto sommato, hanno solo saputo calpestarla proponendo testi vuoti, insignificanti arricchiti da melodie (?) ormai assenti ed armonie (?) che si adattavano alla tendenza 'rap' che ha dominato l'intera kermesse appiattendo lo spettacolo e vanificando la breve ma maestosa presenza di due interpreti del 'passato' (Bocelli/Giorgia) che in solo pochi minuti hanno dato lustro a ciò che è stato e che, forse, non sarà più.

Probabili ordini di scuderia hanno imposto la presenza di elementi che, distruggendo quel poco di accettabile rimasto in un Paese ormai alla frutta, hanno seriamente contribuito ad affossare definitivamente quei ricordi che custodivamo con fierezza e che ostentavamo semplicemente fischiettando 'Vacanze romane', 'Ancora',

'la Nevicata del 56', 'Perdere l'amore' insieme a tanti, tanti altri.

Achille Lauro, Boomdabash, Motta, Rigiotti, Mahmood, insieme a tanti, tanti altri, tutta gente perbene, brave persone per carità ma forse, diciamo forse, non sufficientemente all'altezza di portare in giro la 'canzone italiana' quella vera, quella  che  che buona parte del globo ci invidia.

Avendo già ascoltato tutti i pezzi in gara ci restano ormai poche speranze. Ci auguriamo solo di vedere più spazio concesso alla Raffaele e la lista di illustri ospiti (già annunciati) a rendere un tantino più credibile un megaspettacolo tanto, giustamente, pubblicizzato ma che ha però scambiato i termini di un gioco musicale tanto atteso facendolo naufragare in un mare di musica non musica permutandolo con una tonnellata di generosa, costosa pubblicità commerciale.

"Voglio andar via". Ma si, col nostro sincero, sentito 'grazie'!

 

m.a.

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01. Febbraio.

 

YUJA WANG - 32 anni, pianista cinese.

Concerto per la Pace - Versailles.

 

Lei è sicuramente un fenomeno, un fenomeno da approfondire.

Tecnica sopraffina, mani che scorrono la tastiera con la velocità della luce, capacità di penetrare in qualsiasi spartito con una maestria capace di affrontare e superare qualsiasi 'pezzo' con elevato tasso di difficoltà.

Qualcosa manca, però, nel suo incedere sicuro al comando del suo inseparabile Steinway che lei manovra con la padronanza che sfiora la perfezione.

Lei è 'interprete di se stessa'. (cit)

Distribuisce la musica senza regalare musica, negandosi il privilegio di entrare in un meccanismo perfetto ma senza calore, pur possedendo tutti i mezzi per poterlo esprimere.

L'indiscutibile meccanica, la sconfinata memoria, l'assoluta sensibilità del pedale non bastano a diffondere emozione e limitano il sapore del gusto che un'interpretazione 'deve' generare.

E' un virtuosismo, il suo, sconfinato ed inconfondibile ma privo di quell'anima partecipativa che arricchisce un suono perfetto, bello non sufficiente a penetrare il cuore di chi è alla ricerca di quella 'poesia' che solo una tastiera malata d'amore riesce a trasmettere.

La rivedremo, la seguiremo, l'ascolteremo senza pregiudizi, sperando che la tecnica ed il virtuosismo presto si possano miscelare con il sentimento accorato e dovuto a chi l'ha, con sofferenza e passione, stampato su di un immacolato pentagramma.

 

m.a.

 

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 29.Gennaio.

 

" LA COMPAGNIA DEL CIGNO "

Fiction RAI 1 - Quinto passaggio.

 

Il fiume scorre lento passando sotto i ponti...

Le storie si intrecciano, gli amori fioriscono, le verità rivelano il loro pudore, il Maestro 'bastardo'viene allontanato per poi essere, forse, ripescato dall'amore dei ragazzi che ha bistrattato.

Una veloce apparizione di Mika che, con un cameo arricchito dal suo sorriso ed un 'pezzo' della sua gradevole musica, sbroglia una matassa consigliando ai sette giovani musicisti di esibirsi nell'umida Piazza Gae Aulenti di Milano, restituendo alla troupe una gioia ed un nuovo, costoso violino al posto del vecchio andato in frantumi.

Una sequenza immaginata con evidente valore onirico che si rifà all'antico, indimenticabile 'Brigadoon' di minnelliana memoria.

La Settima di Beethoven è sempre lì, nascosta ma sempre pronta a rivivere, col suo secondo movimento, un sentimento di elegiaca, penetrante mestizia a sottolineare briciole di corale tristezza.

La tenerezza dei sentimenti, la vera amicizia di un gruppo di minorenni che con la loro caparbia volontà di frequentare l'Arte e di volare ai sogni generati dalla grande Musica, la raffinata eleganza nel filmare scene anche un pò 'forti', sono tutti ingredienti che rendono vera e vivibile una storia accattivante e commovente.

L'alta percentuale di ascolti ci sembra un giusto premio ad un prodotto che merita ed avvince. Forse rappresenta anche un inconsapevole suggerimento ad avviare nuove strade per i racconti in video, abbandonando gli usurati, polverosi ricordi che nulla aggiungono ad una ritrovata volontà di 'nuovo', di 'intelligente', di 'sorprendente'.

Soprattutto quando il 'nuovo' è condito di grande Musica.

 

m.a.

 

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24.Gennaio.

 

' I GIGANTI DELLA MONTAGNA '

E' un dramma in tre Atti di Luigi Pirandello.

Ultima sua opera lasciata incompiuta nel 1936 alla sua morte.

Il terzo ed ultimo Atto fu completato dal figlio Stefano al quale era stata precedentemente spiegata la storia, la trama e l'epilogo.

Opera completa e significativa del 'grande' Pirandello con la quale si sono cimentate le più gloriose Compagnie nel corso degli anni.

Ci giunge notizia che 'La Compagnia del Teatro la Pergola' ha appena ultimato l'allestimento dell'opera con il debutto previsto per la fine di Febbraio in Viterbo per poi essere allo 'Strehler' di Milano e all'Eliseo di Roma.

Siamo felicemente vicini alla nostra Amica FEDERICA DI MARTINO che, con la sua sconfinata bravura, farà parte del numeroso cast, sicuri di applaudirla al più presto da qualche parte.

 

m.a.

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22.Gennaio.

 

La guerra degli ascolti, ovvero un vecchio ultimo tango ballato in gioventù contro un nuovo, fresco serial targato Cotroneo che splende per la sua genuina impronta dipinta d'attualità e supportato dalla 'grande musica' degna cornice a storie familiari che si intrecciano dipanandosi lentamente fino a formare un tutt'uno con la bellezza del suono.

'La Compagnia del Cigno' continua a renderci partecipi mentre di là, col meschino pretesto del 'tango vietato ai minori' molti, moltissimi amici ci dicono d'aver raggiunto Morfeo dopo una sana mezzoretta, avviliti dal fiume di pubblicità ed ormai consapevoli di un tema d'amore vissuto in altri tempi e giunto ormai lì dove il ritorno, sia pure vestito di romantico ricordo, rimane impossibile.

Torniamo alla 'nostra Compagnia' evitando il racconto delle storie familiari, comunque vere, attuali, specchio della nostra società contemporanea e recitate con garbo e profonda partecipazione da adolescenti ben diretti da una regìa che riesce a scrutare, con la sua cinepresa, fino nel profondo, complesso animo giovanile.

Il tutto, come già precedentemente sottolineato, arricchito dalla 'grande Musica' vera, sublime protagonista che vuole penetrare, di volta in volta, nel cuore di coloro che poco frequentano un mondo fatto di sogni, di colori, di sentimenti riscaldati dall'Arte di quelli che li hanno espressi.

In questa quarta puntata il riferimento è rivolto, en passant, alla 7a di Beethoven, 'apoteosi della danza' intesa come vortice di sentimenti e passioni umane risvegliati dagli eventi storici dell'epoca.

Un veloce, sempre gradevole accenno a Chopin con uno dei suoi 'Notturni' immortali ed un corposo, bellissimo, appassionato Dvorak che ci viene regalato con una delle sue 'Danze slave' suonata a quatto mani da due ragazzini innamorati.

Di strada ce n'è ancora, lunga e, forse, imprevista.

Noi aspettiamo. Insieme a quelli che hanno voglia di bello e di Musica vera.

Agli altri auguriamo un buon riposo mentre la 'pubblicità' compie il suo dovere...

 

m.a.

 

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21. Gennaio

 

L'autolesionismo di mamma RAI.

 

Nuovo governo, nuovi infiltrati, nuovi palinsesti, nuove scacchiere per la 'generalista' che comincia (o continua) a combattersi da sola.

Nuovo 'direttore di RAI 2 il sig.Carlo Freccero, vecchia gloria di una TV moderna quando Annibale attraversò le Alpi ed ora riproposto, in forza della sua 'fede grillina', al timone di una rete padrona di un'infinita serie di 'polizieschi americani' che hanno riempito il tubo catodico con inutili e fors'anche dannose 'sparatorie' distribuite, spesso anche in replica, per la gioia (!) degli amanti del genere.

Il buon Freccero ora propina una grande virata illuminando il piccolo schermo di RAI 2 con proposte 'intellettualistiche' dispensatrici di novità culturali atte ad infrangere la noia che spadroneggiava fino al suo ritorno innovatore al timone di una rete importante.

Il 'via' lo regala proponendo in 'prime time' un filmone antico, bello e discusso ormai all'Unesco come patrimonio dell'umanità :

' Ultimo tango a Parigi' (edizione integrale, senza tagli, per il piacere del galoppante voyerismo italico ).

Noi ci permettiamo di sederci sull'altra sponda.

Non certo per motivi di opportunismo o semplice voglia di offuscare la rinata gloria di un 'grande vecchio' come Freccero che imperversa, ora, sulle numerose reti RAI con i suoi discorsi ricchi di "eccetera eccetera" e puntualizzazioni filosofiche sconosciute ai più ma sempre deciso a colpire l'immaginario collettivo non sempre pronto a recepire i dotti trattati spesso fondati sul nulla. Ma tant'è.

In giornata, ad esempio, la 'nuova rete' propone il filmone per la 'svolta' ponendolo, in contemporanea, alla visione di una fiction (La Compagnia del Cigno) che raccoglie nelle prime tre puntate circa 6 (sei) milioni di soddisfatti contatti contro i quali ci sembra alquanto autolesionistica una concorrenza basata sulla 'battaglia di share' fatalmente destinata ad una divisione della torta che, presumibilmente, condurrà ad una sonora sconfitta per chi sta lentamente risalendo le rapide di un fiume da tempo adagiato sulla pochezza culturale del mare calmo della sera.

L'eterno, sporco gioco della malapolitica che ci spinge ad un accorato invito : nessun dorma.

 

m.a.

 

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LA COMPAGNIA DEL CIGNO - parte 3a -

 

di IVAN COTRONEO

Con Alessio Boni, Anna Valle ed altri, giovani professionisti ed ammirevoli esordienti.

 

Restiamo fermi sulla nostra precedente considerazione anzi, col passare del tempo, la rafforziamo in virtù della sua qualità.

E' una fiction di gran livello che riesce a miscelare le problematiche familiari degli interpreti con suggestive rivisitazioni di brani sinfonici dosati sapientemente dall'appassionata regìa di un Ivan Cotroneo che riesce a scardinare vetusti schemi narrativi con

intuizioni di spessore, apportando allo sviluppo filmico gustosi 'flash back' che contribuiscono, non poco, alla bellezza delle proposte musicali cosiddette 'classiche'.

Brahms e Schubert prima ed ora una base di partenza affidata ad un tipico esempio di 'barocco italiano' con un preciso gusto per l'arco melodico, la raffinata armonia e l'accurata strumentazione : ALBINONI, nobile espressione di un'orchestra capace di fondere in un unico corpo i colori diversissimi di partiture complesse ma sempre facilmente masticabili.

Qui e là accenni ad uno CHOPIN malinconico nella sua dolcezza in 'notturni' appena sfiorati ma affidati alle giovani mani di un diciassettenne che tocca con lievità e passione una tastiera amica qui ingentilita dalla sua genuina soavità.

Ci piace sottolineare le tracce di assoluta novità, figlie di una sceneggiatura solida nel suo impianto descrittivo, espresse con maestria e calore seminando melodie moderne rese in forma lievemente onirica con sapori di 'musical' che arricchiscono, nel contrasto dei generi, sentimenti e stati d'animo rendendo l'antico ed il moderno un tutt'uno . quello che affida alla 'grande Musica' il valore vero della bellezza nella sua eterna unicità.

Rischiamo la routine, forse anche una noiosa monotonia, ma restiamo decisamente fermi nel confermare il nostro gradimento per una fiction nuova e coraggiosa, lontana, molto lontana dal clichè abituale, banale e privo di originalità cui, spesso, indirizzano le nostre poche serate libere.

Coraggio, guardiamo. Se vi va...

 

m.a.

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11.Gennaio

 

" CREUZA DE MA "

 

Un viottolo, una mulattiera spesso fatta a scalinata che collega il mare con l'entroterra.

Un posto dove ' la luna si mostra nuda '.

Nessun ostacolo per i marinai che tornano a terra e ricordano le loro avventure vissute sulle onde dell'amato mare.

Malinconia, tristezza, gioia, il mondo da riscoprire, la libertà abbandonata sul bagnasciuga ma ritrovata nel silenzio della natura.

Paesaggi incontaminati abbracciati alla bellezza del verde antico che sposa il celeste limpido del cielo.

Echi lontani di nenie che custodiscono il sapore del sole.

Un volo, verso l'eternità...

 ( Questo era FABER ).

 

m.a.

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2019 - un nuovo anno

 

8.Gennaio

 

" LA COMPAGNIA DEL CIGNO "

Nuova Fiction RAI 1 -

Soggetto, sceneggiatura e regìa di IVAN COTRONEO.

Con Alessio Boni, Anna Valle e sette giovani musicisti che, in orchestra, tutti insieme scoprono il vero significato dell'amicizia e della solidarietà esaltando i veri valori umani in un mondo, quello di oggi, infestato di superficialità, voglia di apparire e poca umanità.

" Voi non dovete camminare da soli perchè da soli non raggiungerete alcun obiettivo. Sarete presuntuosi e vuoti. A ventanni sarete falliti. Dovete suonare in gruppo. Diventerete una cosa sola ed il vostro talento trionferà."

Al Conservatorio 'G.Verdi' di Milano si svolge tutta l'azione, ciascuno porta il suo bagaglio di frustrazione, di solitudine, di tristezza ma anche la seria voglia di 'arrivare', di emergere, di conquistare un mondo nuovo, sconosciuto, pieno di ostacoli e difficoltà. Ma l'impegno serio e costante, ore ed ore abbracciati al proprio strumento,  la tenacia e la innata voglia di proporsi in libertà e passione realizzeranno un corale abbellimento di una gioventù in attesa di definitiva, luminosa carriera.

Il tutto ruota intorna alla '3° Sinfonia di Brahms', bellissima e difficile ma costellata di 'invenzioni melodiche' che inducono, anche i meno esperti, a fantastici viaggi nella fantasia.

Siamo alla prima puntata ed aspettiamo la storia nella sua completezza.

La Fiction è bella, molto, con un Alessio Boni ( qui come Direttore d'Orchestra ) ruvido ed intransigente sul podio, ma serio candidato ad un sonoro applauso. Per la sua bravura.

Ne riparleremo approfondendo, dove possibile, i dettagli di un film profondo e delicato.

 

m.a.

 

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21 Dicembre.

 

Ci ha lasciato TOMAS MILIAN.

Cubano, 85 anni, simpatico attore che è vissuto a lungo in Roma per interpretare una lunga, fortunata serie di pellicole dedicate alla figura del 'Maresciallo Giraldi. er monnezza'. Risate, gags e trovate variopinte alla luce del panorama della Capitale.

Ci piace, qui, ricordarlo anche in un ruolo marcatamente drammatico dove anche la sua presenza di 'attore vero' riempiva quello schermo ormai lontano dalle 'bravate romanesche, per mostrarcelo in una veste a noi sconosciuta ma dignitosamente rispondente ai canoni hollywoodiani :

' HAVANA' con Robert Redford e diretto da Sydney Pollack.

Lo ricorderemo, con affetto, salutandolo con un sincero applauso.

 

m.a.

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19 Dicembre.

 

' L'Amica geniale ' - ultimo atto.

da Elena Ferrante per la regìa di Saverio Costanzo.

 

E' finita così, con molti perchè.

Il fondale è sempre lo stesso : 'o rione. Avanzano gli anni e la moda ma 'loro due' sono sempre le stesse.

Ai vestitini di cotone dilaniati dalla tristezza postbellica subentrano, in silenzio, fruscii qui e là colorati da abbobbi un pò grossolani ma riprodotti con evidente maestria.

La ricerca di un'occasione per fuggire da quel mondo chiuso ai desideri è ancora viva, palpitante e padrona di una scena che resta lì, inchiodata ad una realtà antica, immutabile.

Lila cerca gloria disegnando scarpe per un'elite che non c'è, non ancora, e si rifugia in un 'matrimonio di convenienza' dove il danaro potrebbe rappresentare un'ancora di salvezza, una fuga verso il 'cambiamento'.

Lenù, ora al liceo, miete ottimi voti consumando la vista per le tante, voraci, letture ed uno studio accanito di testi letterari cha la trasformano, nello sguardo e nel portamento, in una ritrovata ma effimera 'sicurezza'.

Ma i loro incontri, i loro sguardi, i loro silenzi, i loro abbracci restano quelli di sempre, quelli di un'amicizia che, pur tante volte calpestata dagli accadimenti, rimane eterna.

Commovente l'incontro di Lenù con l'ormai anziana maestra delle 'elementari' : "Sei diventata bella Lenù. La bellezza di Cerullo (Lila) è andata a finire nei posti sbagliati : nelle cosce, nel culo. Tutti posti dove sparisce."

Tutto cambia e niente cambia. Il 'tunnel' è sempre lì, buio e polveroso, metafora discreta per un anelito all'emancipazione.

Il mare non c'è se non in veloci, spietate inquadrature che lo fotografano da lontano, quasi intoccabile, a dimostrare, forse, l'irraggiungibile idea di libertà.

Un sincero applauso a Saverio Costanzo che con la sua intrigante cinepresa è riuscito ad 'entrare' nei personaggi esplorandone l'anima e tutte le verità in essa nascoste.

Il grande pubblico ha gradito e noi insieme, salvo l'ormai nota voce dissacratoria, quella che gridando 'fuori dal coro', cerca una visibilità che gli è negata dall'oggettiva forza delle immagini che, qui come altrove, trova il giusto consenso per la semplicità e la passione dei veri sentimenti.

La 'serie' finisce qui. Ma non finisce...

 

m.a.

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13. Dicembre

 

Intanto un sincero :' AUGURI ' a tutte le Amiche LUCIA che oggi indossano l'aureola.

Poi, in maniera garbata, non certo offensiva ci corre l'obbligo di sussurrare a quell'amico che trova il sistema per rendersi 'simpatico' ai (pochi) malcapitati pubblicando un infelice ' Il cane geniale ' sperando in un sorriso di compiacenza che non siamo disposti a concedere, proprio in virtù del fatto che noi siamo seduti dall'altra parte.

Siamo sempre partecipi delle altrui infelicità, grazie alla nostra risaputa predisposizione alla libertà di 'parola' e di 'pensiero'.

Ma mutuare da opere 'geniali' con parafrasi dal dubbio gusto ci sembra, sinceramente, poco elegante ed oltremodo offensivo.

Ben sappiamo che l'esondazione della pochezza è propria di chi, non avendo argomenti seri da intavolare per un dialogo sereno e costruttivo, sfocia, spesso, nell'imbecillità.

A buon rendere !!

 

m.a.

 

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5.Dicembre

 

' L'Amica geniale ' alla sua seconda tappa.

da Elena Ferrante per la regìa di Saverio Costanzo.

 

Lila e Lenù non ci sono più.

Meglio, ci sono sempre ma sono cresciute. Da adolescenti ora vanno ad indossare gli abiti della prima giovinezza. Ma il prodotto non cambia, cresce.

I sentimenti restano gli stessi, forse in parte subentrano quegli atteggiamenti tipici che si manifestano, ovunque, in quell'età che aspetta la maturità che sta arrivando, con la fatale, inevitabile fase che anticipa la maggiore età rischiando di incrinare quel rapporto che era nato e cresciuto da appena adolescenti.

I primi amori, la consapevolezza di una bellezza presente ma sconosciuta, l'arrivo di un'inquietante novità che si conoscerà essere ciclica, i timori per ina vita destinata alla periferia ma bisognosa del nuovo, dello spazio, di nuovi rapporti umani, della crescita culturale, di nuove letture da divorare per il raggiungimento di quella emancipazione, di quella indipendenza che può rendere libere e felici.

Un sorriso finalmente sprigionato alla vista del mare di Napoli, un mare sempre sognato e mai raggiunto, ed ora lì a fare da sfondo ad una leggerezza interiore che arriva fin'oltre l'orizzonte della naturale bellezza.

Qui ritorniamo al nostro iniziale convincimento :

una bella 'fiction', ricca di pathos e cieli plumbei che simboleggiano frustrazione e durezza di vita ma aperti ad un respiro di futuro denso di speranza.

La bravura e la spontaneità delle due (diciamo quattro) protagoniste regala un tocco di inconsapevole professionalità ad un 'lavoro di assoluta qualità', anche frutto dell'espressività profonda che appartiene agli 'attori di strada' pur sconfinando, talvolta, in un tiepido eccesso di enfasi espressiva.

Un lavoro apprezzato e magistralmente diretto da un Saverio Costanzo che ha spogliato la Napoli dai classici stereotipi, dandole un'anima nuova con il realismo dei suoi interni e brevi ma efficaci voli verso esterni fotografati con tecnica raffinata e partecipe.

Due 'piccole donne' oppresse dalle origini di una vita difficile, quella che soffoca sogni e ambizioni ma che, con la forza, il coraggio e la determinazione riusciranno a liberarsi di quel cielo oscuro guadagnando il trionfo dell'emancipazione.

Siamo a metà del percorso filmico ed aspettiamo soddisfatti, contrariamente a quei pochi non amanti del bello, l'epilogo di una storia cruda ma vera che ci avvince e convince al di là della nostra appartenenza ad una terra capace di sentimenti profondi e tangibilmente umani, pur in presenza, a volte, di fuggevole ed ingannevole violenza...

 

m.a.

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30. Novembre

 

" LA CANTATA DEI PASTORI "

 

Una rappresentazione di teatro 'religioso' scritta da un 'anonimo napoletano' alla fine del '600.

La nascita di Gesù.

E' un viaggio, quello di Maria e Giuseppe verso Betlemme, un viaggio ostacolato dai 'Diavoli' al fine di impedire la nascita del Cristo.

Alla fine la vittoria degli 'Angeli' ed una piccola grotta a consegnare alla vita il Messia per illuminare il Mondo.

Razzullo, Sarchiapone, Benino, 'o Taverniere, 'o Barbiere, Belfagor tutti personaggi ora buffi ora improntati al profano a fare da schiera all'avvento d'o bambiniello per lavare i peccati del mondo e diffondere pace e serenità.

Memorabile la messinscena della Compagnia di Peppe e Concetta Barra ( al Trianon di Napoli ) tanto tempo fa e per lunghi quarant'anni.

Quando un sorriso e una speranza si proponevano come antidoto alla misera, all'inciviltà, alla cattiveria, all'odio ed all'ipocrisia che ha poi ferito l'Universo confinandolo in una spirale di meschina intolleranza e di malcelato, ignobile egoismo.

Rivediamola quella 'Cantata' anche con ritmi, canti e tammorre più moderni, più attuali, più vicini, senza metafore e libera da catene deformanti che impestano la nostra epoca che, spesso, rifiuta lo sguardo al passato, alla semplicità, al sentimento vero, quello che ci rende liberi e capaci di intendere la verità...

 

(Era il 10 Dicembre 1998 e in quel palco di 2° fila al Teatro Piccinni di Bari c'ero anch'io.)

 

m.a.

 

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28. Novembre.

L'aspettavamo. Ed è arrivata.

" L'AMICA GENIALE". Serial RAI1.

Dai romanzi di Elena Ferrante.

Con la regìa di Saverio Costanzo.

 

La Napoli popolare, miserabile, periferica, quella del dopo guerra che si tuffa nei primi anni '50, ricca di storie emozionanti e dense di ambizioni e frustrazioni.

Atmosfere palpitanti a dimostrare che l'emancipazione è figlia della cultura, gli squilibri sociali si abbattono con la buona Scuola. I libri, la lettura ed il sapere le armi per guardare ad un promettente futuro.

Ma la gradita sorpresa, la magnifica novità è qui rappresentata dalle due attrici bambine dodicenni : Lila e Lenù. Occhi limpidi, profondi, espressioni specchio di un atavico malessere addolcito da un'amicizia crescente che arriva a riscaldare le immagini e il cuore.

Due 'talenti' di cui, diciamoci la verità, avevamo un gran bisogno.

" Due bambine attrici non protagoniste hanno distrutto la carriera di tanti attori..." (cit)

Violenza, tragedia, rabbia, stupore, amicizia tutti ingredienti che, mescolati con maestria e passione da un Saverio Costanzo padrone assoluto della scena proposta

con numerosi, bellissimi, intensi 'primi piani', sono certamente destinati a fornire un prodotto vero, di qualità e sincero nei numerosi ammiccamenti ad una realtà tangibile nella sua crudezza che sfiora, raggiungendola, una lieve poesia che trascina e commuove.

Un dramma ricco di emozioni che sfociano nella rigidezza della realtà con un ritrovato amore per un 'neorealismo' che ci mancava e che ci ritrova complici e coinvolti.

Una bella fiction. Un bravissimoo Costanzo. Due attrici meravigliose che, sapientemente guidate da una regìa partecipe e coraggiosa, riescono ad incantarci amalgamando l'infantile ingenuità con quella 'cazzimma' che solo Napoli, con la sua grandezza, riesce a regalare.

Aspettiamo il seguito con la consapevolezza per una gradita, piacevole visione.

Per ora applausi. Tanti.

 

m.a.

 

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22.Novembre

 

Soltanto per una breve, veloce divagazione.

SILVIA ROMANO è una bella ragazza milanese rapita in Kenia da un gruppo di balordi probabilmente a scopo di estorsione.

Sul web impazza una serie infinita di ipotesi volgari e sconsiderate che maldestramente ironizzano la sua permanenza in Africa non già per motivi umanitari bensì per una ricerca di 'affari di sesso'.

Noi speriamo solo di riaverla con noi presto, molto presto, con lo splendore del suo sorriso e la freschezza dei suoi 23 anni.

A margine vive una nostra seria, convinta considerazione :

Se oggi in Italia una miriade di incoscienti ha consegnato il Belpaese ad un 'signore' che frequenta Pontida e disprezza quotidianamente le basi di una semplice umanità, che insegue fantasmi di colore, che calpesta i diritti civili seminando odio e violenza, diventa facile comprendere l'origine di tali, vergognose 'social-opinions'.

Tutto il resto diventa attesa. Per il ritorno di SILVIA.

 

m.a.

 

 

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13.Novembre.

Un semplice invito agli amici amanti del buon Cinema.

 

A partire dal giorno 27.Novembre p.v. su RAI 1 partirà, in prima serata, un 'serial' che riteniamo possa essere valido esempio per una gradevole quanto interessante visione :

" L'amica geniale " tratto dagli scritti di ELENA FERRANTE ( pseudonimo ?) l'ultrasettantenne napoletana che ha appassionato i lettori di mezzo mondo e raccoglitrice di copiosi consensi negli USA ed altrove, destinataria di numerosi premi letterari in virtù della sua prosa semplice, sincera ed appassionata.

La regìa dell'opera è affidata a SAVERIO COSTANZO ( figlio del noto Maurizio ), a nostro modesto avviso ottimo sceneggiatore e regista oculato ed obiettivo che, con mano leggera e calda partecipazione ai soggetti trattati, può tranquillamente essere inserito nell'elenco dell'elite dei 'voyeurs' in circolazione, lontano dal gossip ed attento osservatore del residuo spicchio di vera umanità che lui tratta in maniera accorata e ricca di luminosa commozione.

'La solitudine dei numeri primi', per il grande Cinema sul grande schermo, ci rimanda alla sorprendente visione per l'ammirevole prodotto e la sua bravura nel 'leggere nell'animo dei personaggi', senza eccessi o enfatiche, perniciose manipolazioni.

Ne riparleremo, se vi va, 'a cose fatte' ed in modo diretto e libero da condizionamenti.

Com'è nel nostro costume. Una buona visione !

 

m.a.

 

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06.Novembre

 

Stasera, ore 21, debutta in anteprima nazionale al Teatro Galli di Rimini .

" THE DEEP BLUE SEA "

(Il profondo mare azzurro) Commedia drammatica in due atti dell'inglese Sir Terence Rattigan.

Con Luisa Ranieri e con la regìa di Luca Zingaretti.

In scena l'Amore. Una storia breve ma intensa che narra della potenza della passione di una giovane donna (sposata, in tranquillità ma senza sussulti) per un uomo più giovane, più imprevedibile, meno maturo, più eclettico, più tortuoso, più fragile. Come l'età impone.

Un Amore travolgente che impegna molto il cuore e, forse, poco la mente.

Una donna posta di fronte ad un bivio dove l'inferno e il paradiso reclamano una scelta definitiva tutt'altro che facile da individuare.

Tanti 'flash-back', ci dicono, a tracciare il percoso che fotografa, con lucidità e profondi accorgimenti scenici, la difficoltà nell'intraprendere nuove strade sentimentali sempre dense di ostacoli riflessi dalla sicura perdita dell'agiatezza per la gioia di una nuova vita non certo priva di dubbi ed interrogativi laceranti.

Aspettiamo il finale, se ci sarà...

Lo spettacolo replicherà al Teatro 'La pergola' di Firenze per poi proseguire all'Argentina di Roma con il finale del tour previsto per la fine del Febbraio '19.

Bari, ormai è risaputo, non viene toccata dal giro in quanto la mancanza secolare di strutture degne di tal nome ci impedisce di essere personalmente vicini ad eventi come questo per recensire, criticare, anche applaudire uno spettacolo teatrale che comporta, in sè, tutte le premesse per un messaggio di verità assolute.

Di 'buon Teatro', insomma.

 

m.a.

 

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Oggi è il 4 di Novembre. Si festeggia S.CARLO.

 

Ho molte Amiche e tanti Amici che oggi indossano, fieri e disinvolti, un'aureola luminosa a miracol mostrare.

Ne approfitto per spargere tanti, sinceri, affettuosi AUGURI a tutte quelle e a tutti quelli che, sbadatamente, passano da qui !!

 

m.a.

 

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02.Novembre

 

CARLO GIUFFRE'

 

Un grande del 'Teatro all'antica'.

Diploma all'Accademia di Arte drammatica S.D'Amico.

Rappresentante del più classico 'Teatro di parola italiano':

Pirandello, Fabbri, Cechov, Goethe, Eduardo, Curcio.

Teatro, Cinema, Televisione.

Simpatico, ironico, elegante, grande presenza scenica ed un'eloquente mimica a sottolineare la sua bravura figlia di un talento naturale che partiva dal suo sangue napoletano.

Un 'grande' che ci lascia con i suoi 90 anni di splendida carriera, a lungo in compagnia di suo fratello ALDO.

Figlio di quella Napoli che tanto ha donato alla Cultura ed all'Arte, ci lascia con tanti, memorabili ricordi di una vita dedicata a personaggi sempre vivi nella memoria di tutti noi amanti del buon Teatro e della passione di chi lo rappresenta.

Tutto il Teatro italiano è in lutto, con un semplice 'grazie' a questo grande Artista molto amato. Ovunque.

Ciao CARLO, testimone immenso di quel 'Teatro all'antica italiano' che ha fatto commuovere, sorridere, ridere e pensare.

Semplicemente col suo grande, indimenticabile talento.

Applausi, tanti.

Sipario.

 

m.a.

 

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31 Ottobre

 

' La vera musica, che sa far ridere

e all'improvviso ti aiuta a piangere,

la grande musica frequenta l'anima

col buio inutile, e non si sa perchè, e non si sa perchè..'

 

KHATIA BUNIATISHVILI suona il Piano/Orchestra di Grieg.

 

Delicatezza, grazia poetica e attenzione ai dettagli musicali interiori. Un misto che incute rispetto.

Mano sinistra che prepara linee melodiche sognanti ed esplosioni di passionalità che raggiungono una modernità intrigante ed aggressiva con un'esecuzione di impressionante bellezza.

Khatia è tutto questo. Per capire basta ascoltarla...

 

m.a.

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30.Ottobre

 

Al Teatro GHIONE, in Roma

GIANFRANCO JANNUZZO mette in scena :

IL BERRETTO A SONAGLI di Pirandello per la regìa di Bellomo.

Il costo del biglietto è stato stabilito per 15 (quindici) Euro la platea e 12 (dodici) per la galleria.

Leggiamo, da qualche parte, che tale J-Ax vende la sua arte in provincia di Bergamo con tagliandi a partire da 80 (ottanta) euro.

Sorvoliamo sul tutto con un briciolo di leggera meraviglia ma con una vagonata di amarezza.

E' questa l'Italia della Cultura? E' questo il Paese che guarda ai giovani per un futuro ricco di speranza e dignità?

L'Arte non ha prezzo! Vogliamo crederci.

Ma qui, forse, stiamo un pò esagerando...

 

m.a.

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6 Ottobre.

 

NOTTI MAGICHE. E' il nuovo film di Paolo Virzì.

In uscita l'8 Novembre.

Gli anni '90 raccontati da Paolo ( che sceneggia insieme alla Archibugi e a Piccolo ) con la bravura e la fantasia di sempre. Un caleidoscopio di figure dell'epoca che passano, come ombre, a raccontarci quello che è stato il panorama, irripetibile, dell'ultimo decennio del '900. Sullo sfondo di un cadavere che emerge dal Tevere fiorisce la sempre lucida immaginazione del Nostro, richiamando la memoria al recente  passato attraversando,

con ironia ed un tocco di nostalgia, un folla di personaggi che troneggiavano allora, forse non prevedendo l'imminente fine della prima Repubblica, quella che li aveva resi protagonisti di un'epoca al tramonto. ( Fellini, Craxi, Cossiga, Andreotti, con tre giovani amanti del Cinema che, a Roma, inseguivano sogni proibiti proiettati su uno schermo antico ma ricco di nuove proposte, partecipazione sincera e nuove idee per una 'sinistra' che si preparava all'incrocio berlusconiano ).

Il Virzì che amiamo, dunque.

Il film è stato presentato alla 'Festa del cinema di Roma' risvegliando in noi l'eterno desiderio di provare quelle emozioni autentiche che solo 'il buon Cinema' sa regalare.

Restiamo in attesa di un riscontro oggettivo di un'ulteriore bella prova della quale siamo, probabilmente, pressochè certi.

 

m.a.

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24 Ottobre.

Per un attimo, solo per un attimo mi allontano dal mio iter teatrale abituale per un sincero, affettuoso abbraccio ad un'Amica.

Una Donna forte, ironica, intelligente ed anche bella.

Sfidando mille ostacoli quotidiani, quelli rappresentati da tre figli adolescenti, casa da governare e lavoro, con la conseguenza di poco spazio per se stessa ma con la massima dedizione per la sua bella famiglia, trova lo spazio per continuare a studiare per il raggiungimento di obiettivi nobili quanto difficili, con risultati brillantemente raggiunti : quelli che solo pochi, con la volontà e la fermezza, riescono ad ottenere.

Un abbraccio tenero e sincero ai suoi tre 'criature' : Nicola, Adele e Ciccio per la fortuna di avere una Mamma come Lei.

A Lei che dice 'ad maiora' mi permetto di aggiungere :

"Auguri. Tu, fra le stelle, ci sei già.

23 Ottobre 2018 : Laurea Magistrale.

Lei è CARLA IOZZINO.

 

m.a.

 

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Era l' 11 di Ottobre. Qualche anno fa. Forse di più.

Al Teatro Piccinni di Bari in scena l'anteprima nazionale di 'La città morta' ( G.D'Annunzio ) per la regìa di F.Zeffirelli. Con Ilaria Occhini e Giuseppe Pambieri.

Un'ora all'inizio e tanta voglia di rivedere Ilaria per un veloce saluto ed un 'merda' ( come si fà da noi ).

Backstage, silenzio assoluto e ricerca del camerino.

Trovato. All'ingresso una personcina garbata, elegante ed un tantino nervosa : Raffaele La Capria ( il marito )."

Scusami, Michè ma Ilaria ora preferisce concentrarsi e restare da sola, nun canosce manc'a mme".

Chiedo scusa, lo saluto con un abbraccio e vado.

"A dopo". (Raffaele ha appena compiuto 96 anni, lucido e sorridente, un eterno ragazzo dai modi gentili ed educati, eccellente scrittore ed alto nella classifica delle 'intellighenze' partenopee).

Spettacolo bello e ricco di pennellate zeffirelliane, forse poco capito dalla sala barese e dalla critica paesana che, qui, si esprimeva con un titolo non proprio compiacente : ' Un pachiderma immobile ' (sic).

Due ore dopo.

Uscita artisti, il cortile del Piccinni abbracciato da quella umidità tipica di un fiordo norvegese e poca gente rimasta per un rapido scambio di opinioni.

Arriva Ilaria stanca, soddisfatta e, semplicemente, bellissima. Raffaele è ancora lì, con me. Un sorriso, uno sguardo pieno pieno d'amore alla sua musa dopo aver abbandonato il nervosimo a ridosso di una quinta drappeggiata ed ormai senza luci, aspettando il domani.

Una bella serata, arricchita da due colossi.

La ricordo ancora oggi. Nitidamente, come allora.

 

m.a.

 

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Ottobre 2018

 

Breve, amara favola di un paesino del profondo Sud :

RIACE.

In Calabria. Un piccolo borgo che nuota ai limiti della povertà, naviga nel mare della sopravvivenza, concede la facoltà di recuperare piccoli lavori quotidiani, tutti legali ed assolutamente privi di tracce di malaffare che infestano, da secoli, il bistrattato Regno delle Due Sicilie. Il tutto in virtù della solidarietà e dell'apertura ad onesti 'immigrati' che proprio qui hanno trovato un briciolo di serenità abbandonando i ricordi di guerra, fame, miseria e violenza.

L'artefice di questo ' miracolo d'umanità ' il Sindaco, Mimmo Lucano, finito sotto tutti i riflettori mediatici, anche al di fuori dei confini nazionali, per la sua attività tutta volta all'accoglienza ed al rispetto, al dare senza chiedere, al proporre una flebile speranza di un futuro senza spine, senza ricchezza ma degno di essere vissuto nella semplicità di chi si addormenta conscio di rivedere l'alba riscaldata dalla luce del sole e non dal rumore delle bombe.

Poi arrivano le 'manette', quelle domiciliari, quelle in attesa di giudizio, quelle che rappresentano la vergogna di un Paese ormai in balìa della paura e del 'vento populista' che soffia impietoso, dovunque, dalle Alpi alle Piramidi.

Il 'nostro' travolto dall'accusa di un delitto efferato e poco nobile :' aiuto all'immigrazione clandestina e dubbia concessione all'affido del ritiro della monnezza.'

Ci sia consentito un semplice grido : VERGOGNA.

Mimmo non è possidente, non è ricco, non fà traffici, non esporta alle Cayman, non è nei banchi di Montecitorio, vive ai confini di una povertà che indossa con eleganza e sorrisi, con una dignità che, oggi, pochi possono esibire.

Conoscere la sofferenza e cercare di evitarla agli altri.

Nei limiti del consentito, nella totale legalità e con la mente ad un mondo migliore. Bianco, nero, giallo o variopinto.

Con quell'Amore per il 'prossimo tuo' che molti, tanti hanno dimenticato. Forse non l'hanno dimenticato, non l'hanno mai avuto.

 

m.a.

 

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Settembre 2018

 

MARCELLO MASTROIANNI

Nasceva proprio oggi, il 28 Settembre del 1924.

Qui un semplice, affettuoso ricordo ad un grande Attore.

Superfluo elencare una lunga serie di film dove la sua presenza 'bucava lo schermo' allietando per tanti anni la fantasia di tutto il Paese. Anche all'estero.

A noi piace rivederlo in 'Maccheroni', un gran film dell'altrettanto magnifico Ettore Scola dove eccelle, come sempre, interpretando un personaggio indimenticabile sullo sfondo di una Napoli avvolta nei suoi vicoli misteriosi e impreziosita dalla sua maestosa presenza.

 

m.a.

 

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Settembre 2018

Titoliamo così, semplicemente :

'Perdere un'Amica'

Nessun dramma, per carità.

Un banale 'allontanamento', virtuale, da una bella persona con la quale si sono divisi tanti, tantissimi momenti di sincera e profonda partecipazione, momenti pieni di freschezza, di piacevole ironia, di affetto sincero, momenti sempre privi di condannabile 'malizia'. Anni passati a consumare sinceri scambi di opinioni, di auguri veri, anche di toccanti paure in rari momenti di apprensione, legami che nascono così, naturalmente, fra persone nate nello stesso fazzoletto di terra, accomunate dalla stessa passione per i colori pallonari che li rappresentano, per la semplice voglia di essere sempre, reciprocamente, aperti ad un affetto genuino e profondo. Un affetto che parte da lontano.

Probabilmente, sicuramente, un imprevisto quanto inatteso fraintendimento ha generato il silenzio, il vuoto, un senso di indifferenza che lascia, nell'intimo, quel gusto amaro che arriva quando si capisce che quel 'filo colorato' dalla stima e dal rispetto si è spezzato. Forse.

Sarebbe bello, veramente, cercare e trovare un attimo di spiegazione, di chiarezza per una matura disamina dell'accaduto.

Trovare anche il coraggio di dire : 'scusa, ho sbagliato'.

Quel coraggio io lo trovo ora, sperando che basti, sperando di tornare all'antico, sperando di ritrovare un'Amica vera, quella bella persona che mi ha fatto compagnia ed alla quale non ho mai chiesto nulla, se non il solo sorriso. 

 

m.a.

 

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Settembre 2018

Il buon Teatro fra finzione e colori.

C'è di tutto su quelle tavole impolverate.

C'è il dramma, la tragedia, la commedia, l'amata farsa, tanti elementi mescolati da un barman silenzioso e capace che inventa situazioni lunari che illuminano le pietre che popolano la terra.

Un silenzio profondo e profumato d'incenso attende, vorace, eventi dettati da bisogni primari, verità sempre un pò velate da pause studiate per farsi largo nei misteri dell'anima. Luci colorate da mille gelatine di ribalta ad alleggerire le ombre che tappezzano il proscenio ora pronto a colpire, ad esprimersi, a mostrarsi nel suo eterno candore.

Poi, le parole. Tante parole a dare un senso al tutto, a rendere credibili lusso e miseria, mescolando divine virtù con falsi sentimenti da strada.

E' semplice il Teatro. Quando è vero.

 

m.a.

 

 

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Settembre 2018.

La nuova 'stagione teatrale' è alle porte.

Tempo di rispolverare antiche verità

" Il palcoscenico è affollato da troppa gente che fa finta di essere un altro. Alcuni neanche troppo bene."

( un 'grazie' sincero all'Amica Rita Cirio )

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Giugno 2018

Festival del Teatro. Napoli, Teatro S.Ferdinando.

"Sei personaggi" - L.Pirandello

Riscritto da Spiro Scimone per la Regia di Francesco Sframeli.

Un 'Sei personaggi' che dondola fra il dramma e la farsa stravolgendo testo e significato, sfiorando in maniera astratta ed abusiva un testo che Pirandello elaborò, nelle mille sfaccettature della complessità dell'animo umano, dopo attenta e sofferta ricerca del significato di una vita ricca dei chiaroscuri dei suoi personaggi ostinatamente desiderosi di rappresentare, in palcoscenico, la drammatica esistenza vissuta con smarrimento e fatale, problematica incertezza.

Qui siamo di fronte ad un regista scortato da cinque attori, ora burattini ora simpatiche macchiette, accompagnati da un tecnico luci rifugiato in un gabinetto poichè affetto da problemi di prostata (!).

Certo, la complessa macchina dei sentimenti pirandelliani ben si presta a molteplici, variegate interpretazioni così come ampiamente dimostrato con le innumerevoli messinscna sempre, però, in linea con l'idea dell'Autore alfine di rappresentare, pur da diverse angolazioni, quella drammaticità propria dell'esistenza e della difficoltà nell'essere se stessi.

Qui, tra tagli ed aggiunte ad un testo enigmatico e denso di interrogativi, ci si imprigiona in una seie di effetti marcatamente votati al grottesco, sfiorando una conseguente comicità che troviamo, sinceramente, lontana dall'intendimento dell'Autore strapazzato dalla intensa voglia di 'sorprendere'.

Fatta salva la buona fede e la evidente volontà di offrire 'qualcosa di nuovo' riteniamo di consigliare , per una teatralià moderna e facilmente digeribile, una commediola liscia, spensierata, priva di quegli ostacoli annidati nelle maschere che abbisognano di 'peso' per essere indossate.

Pirandello è altra cosa.

 

m.a.

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13 Aprile 2018

 

" Eden Teatro " di Raffaele Viviani (1919)

 al Teatro Eliseo in Roma.

Regia Alfredo Arias - con Mariano Rigillo, Gennaro Di Biase, Gaia Aprea, M.Teresa Rossini, altri.

 

Una riuscita messinscena del regista franco- argentino a cinque anni dal suo primo, riuscito Viviani "Circo equestre Sgueglia".

Un variopinto teatro di varietà esposto ad un 'serio rischio di retorica' così come il precedente 'Circo'.

Due argomenti pericolosi dove l'ambientazione è facilmente candidata a scivolare nel 'patetico'.

Ma il buon Arias ha resistito alla tentazione di dipingere un 'mondo' sottopopolare dove la musica, il canto e la mimica prestano il fianco ad una facile, superficiale lettura conducendo i contenuti ad una errata interpretazione dell'universo raccontato da Viviani.

Arias ha perfettamente recepito i colori di uno spazio fatto di emarginazione, di fame, di rinuncia e ne ha esaltato la purezza estraendola dalla secolare 'drammaturgia partenopea' donandole un senso di nuovo, di espressionismo violento ma mai volgare, riscattando la miseria dei personaggi, qui ritratti dall'interno, donando loro una dignità più consapevole, meno feroce, più incline all'accettazione e meno esposta alla ribellione.

Viviani ha dipinto con molta luce e poche ombre l'universo popolare e popolaresco dei suoi tempi riempiendolo di poesia, di passione e pacata ironia, fotografando un 'momento di attesa' alternativo a quello successivo piccolo borghese raccontato magistralmente da Eduardo.

Uno spettacolo piacevole, sanguigno, passionale e, talvolta, commovente.

Applausi.

 

m.a.

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11 Aprile 2018

 

Dopo lungo peregrinare mi riaffaccio abbracciandovi tutti !

 

" Il sipario è un orizzonte che si apre sull'infinito "

 

La vita che si trasforma in un palcoscenico dove recitare diventa, paradossalmente, un male necessario.

La finzione diventa un motivo nuovo, uno stato d'animo autentico, un volare alto, un riappropriarsi di abiti smessi. Per continuare il percorso.

Per vivere.

 

m.a.

 

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12 Febbraio 2018

 

Solo per un veloce, sentito passaggio.

In molti lo hanno dimenticato ma Lui è sempre presente nei ricordi di chi lo ha sempre ammirato per la sua Arte, la raffinata visione degli argomenti trattati, la bellezza delle immagini e l'eleganza delle Sue messinscena.

Un 'grande' della cultura italiana che ha esportato nel mondo intero lo splendore autentico dei veri valori artistici.

Teatro, Cinema, Melodramma.

Tutto quello che Lui ha accarezzato è diventato incanto e meraviglia per la gioia degli occhi e del cuore.

FRANCO ZEFFIRELLI oggi compie 95 anni.

Auguri, Maestro.

 

m.a.

 

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SANREMO 68. (parte 3°)

 

Sarò breve.

Claudio : "Ghe fass tot me ! Scusatemi, non posso ridere mi si strappa il viso."

Applausi a : Virginia, Negramaro, James/Giorgia e poco altro.

Al riascolto una bella sorpresa : Diodato/Roy Paci.

Un arrangiamento degno di nota. Uso efficace di tutti i settori dell'orchestra (archi, legni e ottoni) che arricchiscono un testo sufficientemente poetico, gradevole ed elegante.

Tutto il resto è noia. No, non ho detto gioia ma noia noia noia.

'A la prochaine, se vi va. Merci.

 

m.a.

 

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SANREMO 68. (parte 2°)

 

L'agonia continua.

Una volta i benpensanti in corteo, coi megafoni, le fanfare e le foto dei beneamini in scena all''Ariston sdoganavano slogans sessantottini con in bella evidenza una metafora illuminante :

'Sanremo è lo specchio dell'Italia'.

Oggi ?

Poco è rimasto di quel caos tranquillo nel quale si tuffavano i sogni, i desideri e le proteste di un'intera nazione fiera dei suoi paladini canori che, tra papere, cambi d'abito ed arpeggi ammiccanti dettavano i tempi di quel benessere galoppante che riempiva le tasche e la mente di un popolo di santi, di poeti e di navigatori.

"Prendi questa mano, zingara' era, giustamente, il riflesso melodico di una condizione ottimale alla quale si chiedeva solo di prevedere un futuro sempre più luminoso e prospero.

Ma lentamente, fatalmente, la bella favola è finita ed il cigno ha trovato la sua morte naturale agitando nel vuoto quelle ali bianche ora imbrattate da un grigio irreversibile.

Un antico guerriero che per quarant'anni ha montato destrieri sbizzarriti simbolo di novità, libertà e buona musica si è bloccato portando a spasso, oggi, la brutta copia di quell'immagine fondata sul sentimento di un amore fresco e piacevole.

Qualcosa è sparita. Una mummia sepolcrale che non accetta il trascorrere del tempo rinnegando le rughe e riempiendosi di tonnellate di plastilina che ridicolizzano persino le autocelebrazioni ed i ritorni, ormai stucchevoli, a quei ritornelli di allora che non hanno più un senso se non quello di riempire lo share con infinita tristezza e noia mortale.

Scelte artistiche insignificanti, piattume musicale, assenta totale di sussulti ritmici, 6 (sei) minuti regalati ad uno Sting immenso, immortale nella sua sconfinata bravura e 30 (trenta) lunghi, interminabili minuti rubati a gente assetata di buona musica per riempire un comizio di un anziano signore di Militello che ci ricordava i bei tempi di Armstrong, Benigni, Cutugno, Albano e Romina...(felicità).

" E la nave va " ci diceva il grande Federico. Ed è così.

Ma noi aspettiamo, moderatamente fiduciosi.

'Sanremo è lo specchio dell'Italia'

Ma noi aspettiamo. Il vento cambierà. Forse.

 

m.a.

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In Febbraio tutto quanto fa spettacolo...

 

SANREMO 68.

 

Si torna all'antico, forse. Meglio così.

E' un festival poco internazionalista. Tutt'altro : è il più autarchico degli ultimi anni.

Con un Baglioni che col suo (mica tanto)"Ma il mio mistero è chiuso in me" provvede ad un esplicito invito : Nessun dorma!

Via i rappers, via i saltimbanchi, via i pezzi addobbati con rulli di drums che scacciano incubi elettronici adagiandosi su testi sussurrati con garbo e nostalgia ma ricchi di amore, lontananze, ritorni vanamente sperati ed echi di passioni lontane qui dove il tutto è addolcito da arrangiamenti orchestrali che profumano di nuovo.

Un unico, inconsolabile rimpianto : l'assenza di Toto, Albano e Pravo. Ma c'è tempo, chissà.

Salviamo il Dominus Fiore, l'eclettismo di Favino ed il Pizzomunno garganico pietrificato dal dolore sulla spiaggia di Vieste (leggi Gazzè).

Riascoltiamo un Ron d'annata che ci riporta in scena un Dalla mai dimenticato.

Respiriamo un fiato di coraggio con Meta/Moro.

Controlliamo in radiologia i menischi della Patty Jones (83 ma non li dimostra).

Rivediamo i posters di allora con la bella Vanoni qui offesa dal botox ma senza stampelle poichè sorretta da un pezzo antico ma orecchiabile.

Restituiamo dignità alle figurine Panini raccogliendo i cocci sparpagliati dei Pooh e ricomponiamo il puzzle partorito da'Unità d'Italia nascondendolo dove conviene.

Evitiamo positivi accenni a Peppe/Avità (siamo troppo di parte).

Ringraziamo i piccioni che hanno risparmiato il monumento Vessicchio.

Tanti fiori, sorrisi e spot pubblicitari. Per tutti.

Il futuro è tutto qui, anzi lì dove c'era l'erba ma ora c'è...

Ah, dimenticavamo : noi abbiamo televotato per Wilma Goich !!

 

m.a.

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Febbraio 2018

 

" Il Teatro non esiste. Anzi peggio : esiste solo nella memoria di chi lo fa e di chi lo va a vedere."

E la 'memoria', quando torna viva, offre l'incanto di tanti ricordi.

Bellissimi ricordi di 'coppie' che resistono al tempo, che ci restituiscono il tempo, che ravvivano quella memoria che non può e non deve morire.

Proclemer-Albertazzi. Moriconi-Mauri. Lojodice-Tieri. Morelli-Stoppa.

E poi Lui : Eduardo. Con Regina, con Pupella, con Luisa.

"La forza del teatro è nei vuoti. Nelle pause. Nei silenzi."

Eccolo il dondolio lieve del suo volto prima di pronunciare le battute. I tratti del tormento, della psicologia dei suoi personaggi stanno lì : Eduardo recitava anche i pensieri che i suoi personaggi pensavano prima di parlare...

E Toni Servillo è uno che questa 'lezione' l'ha imparata bene...

( Nicola Fano da L'Espresso )

Allora il Teatro esiste ! Perchè anche i ricordi fanno teatro...

 

m.a.

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Gennaio 2018

 

ROMANZO FAMIGLIARE di Francesca Archibugi.

Con Vittoria Puccini, Guido Caprino, Giancarlo Giannini, Fotinì Peluso, altri.

Fiction RAI 1

"Il mio è un 'feuilleton', prendetelo per quello che è !"

Così parlò la Archibugi e noi così abbiamo fatto.

Un romanzone d'appendice ben confezionato dove, in una trama ricca di storie intrecciate, si sviluppa una serie di accadimenti che attirano l'attenzione popolare fino al tanto atteso, patetico, finale.

Intendiamoci, la Archibugi è brava. Psicologa raffinata con riprese mirate ad un'attenta caratterizzazione dei personaggi dove la sua cinepresa, in una Livorno non molto lontana dallo stile Virziniano, 'entra' nei personaggi esaltandone, spesso, il talento e la professionalità.

Giannini gigioneggia col suo risaputo mestiere, la Puccini

entra ed esce dal suo clichè con la semplicità delle sue espressioni da 'primo piano' mescolando lacrime e sorrisi ai quali ci ha da tempo abituati. La sorpresa ci viene dalla Fotinì Peluso, una fresca diciottenne che recita senza maschera, impressionando la pellicola con il candore di un fiore scaldato dal primo sole, regalandoci una figurina da ritagliare e conservare per sicure presenze in avvenire.

Uno spettacolo (in sei puntate) al quale dobbiamo un'abbondante sufficienza, sottolineando la tecnica della regìa che guida con maestria e calore i tanti (molti giovani) attori, l'ottima fotografia e quella 'suspence' che qui, come spesso altrove, alza il livello dello 'share'.

Parliamo di TV, circondati da un 'teatro' che non c'è e che, lì dove appare, scarseggia di novità, di coraggio e di sentimento. A buon rendere.....

 

m.a.

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Gennaio 2018

 

LUCA GUADAGNINO

 

Era il 1999, vent'anni fa, quando un film italiano (La vita è bella) guadagnava meritatamente l'ingresso nell'elenco delle pellicole candidate al 'Premio Oscar' (vincendo, poi, quella statuina che andava ad arricchire la già nobile lista che riempiva la bacheca col tricolore).

Tocca, ora, al 'CHIAMAMI COL TUO NOME' (Call me by your name).

Ben quattro 'nominations' tra le quali quella del 'miglior film'.

Non mi sembra un semplice 'cadeau', quanto il giusto riconoscimento ad un artista che, navigando nel buio ma con una vena poetica ed espressiva ci riporta, finalmente, ad uno schermo pieno di luce e preziosi significati ridando all'arte italiana quel tanto di qualità avvilita, negli ultimi tempi da filmetti di 'seconda categoria' finanziati al buio e pubblicizzati in maniera oceanica ma privi, salvo rarissime eccezioni, di quel tocco di classe e quelle antiche emozioni alle quali eravamo abituati quando Fellini, Bertolucci, Tornatore, Sorrentino e pochi, pochissimi altri dispensavano magie che esondavano nei sogni.

E' un gran film, ci dicono, tutto girato in Italia (Crema) in lingua inglese.

Forte di una bella e raffinata sceneggiatura arricchita dalla penna di quel James Ivory (ricordiamo il suo bellissimo 'Camera con vista') e volutamente improntato allo stile di Jean Renoir (Una gita in campagna) tratteggia con sapiente semplicità e delicatezza di sentimenti un rapporto di vera amicizia che nasce e si sviluppa in modo significativo e profondo fino a diventare Amore.

Rimane facile, qui, con tali presupposti, pronosticare un luminoso futuro a questo 'prodotto nostrano' che, sfidando la pochezza che sta invadendo gli schermi di casa nostra, cerca intelligentemente e ben supportato da eleganza di idee e contenuti, il ritorno ad un cinema d'autore che ci spetta di diritto nel panorama artistico della celluloide.

Da Febbraio nelle sale italiane in attesa di quella 'statuetta' che, speriamo, possa regalarci qualcosa che aspettiamo da tanto tempo. Forse troppo.

 

m.a.

 

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Gennaio 2018

 

Una TURANDOT (Puccini) stregata dalla luna.

E' successo al Regio di Torino.

Chiusura sipario 2° atto: una mezza luna, romantico pezzo di scenografia, ha abbandonato una cantinella del variopinto fondale al quale era saldamente abbracciata per fiondarsi sul palcoscenico dove due malcapitati coristi venivano travolti ma, fortunatamente, senza serie conseguenze. Leggere ferite, veloce soccorso, corsa in ospedale, visita del sindaco, auguri di pronta guarigione, replica annullata, Calaf che non può esibirsi nell'abusata 'all'alba vincerò' regalando la vittoria, momentaneamente, all'astro splendente ma involontariamente traditore. La perfida regina dovrà attendere. Domani è un altro giorno, si vedrà.

I nostri sinceri auguri ai malcapitati con un affettuoso consiglio ai tecnici di scena : ancoratela bene ! La luna, a volte, si vendica. Ma sempre con innoque conseguenze...

 

m.a.

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Gennaio 2018

 

BEPPE STUCCI.

 

Oggi, giusto un anno fa. Ci lasciava.

Persona straordinaria, un vulcano di idee, portatore sano di un entusiasmo contagioso, intelligenza scoppiettante sempre pronta ad inventare novità, ad anticipare il futuro, organizzatore oculato di spettacoli freschi e piacevoli, insomma : una bella persona !

Gestiva il 'Teatro Purgatorio' quando l'ho conosciuto.

Era Agosto ed io, come sempre, ero ad Ischia a consumare gli ultimi spiccioli di quelle vacanze tanto desiderate e che, malinconicamente, giungevano al capolinea.

-Pronto? Sono Beppe Stucci. Quando torni a Bari?

-Quattro, cinque giorni, perchè?

-Ho il copione de 'U' Cazzarizze'. La regìa la fai tu. Ti aspetto.

Due mesi di prove, seratone tirate fino a tardi, ospiti graditi che 'giravano' in zona e che ci raggiungevano per la 'spaghettata di mezzanotte' : la Nuova Compagnia di Canto popolare, Enrico Maria Salerno, Enrico Montesano, Barbara Bouchet e la piccola Anna Oxa che col suo vocione distruggeva microfoni regalando meraviglia alla nostra stanchezza.

Ci manca. Lui, la sua ironia, la sua malcelata pacatezza, la sua voglia di 'avere sempre ragione'.

Il tuo ricordo è sempre vivo Beppe, in tutti noi, anche in questa città che, forse, non ti meritava.

Una bella occasione, questa, per abbracciare Rezi e Nicolò. Ciao Amico mio. Grazie.

 

m.a.

 

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Gennaio 2018.

 

una fresca notizia per gli amanti del 'buon teatro'

 

" Un piovoso pomeriggio d'Autunno "

 

E' una Commedia sentimentale in 2 atti, tratta da un romanzo breve di una giovane Autrice contemporanea.

Limpido specchio di una realtà vissuta da molte coppie, oggi.

Ricordi, passione ed emozioni saranno gli ingredienti che animano questa lucida messinscena dove ciascuno potrà trovare 'un senso da dare alla vita'.

La Compagnia teatrale 'Teatro delle Ombre' di Bari sta aprendo un cantiere col quale costruire, minuto per minuto, un pomeriggio da vivere tutti insieme...

Seguiranno dettagliati aggiornamenti circa i 'lavori in corso'.

 

m.a.

 

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Gennaio 2018.

 

Solo per un veloce, doveroso omaggio alla grande 'Musica'.

 

KHATIA BUNIATISHVILI

 

" Il pianoforte è il più nero tra gli strumenti ed è un simbolo della solitudine musicale al quale ogni pianista deve abituarsi."

 

Trentenne pianista georgiana, ha tenuto il suo primo concerto all'età di sei anni con l'Orchestra di Tblisi.

Vincitrice di numerosi premi internazionali ha suonato con i più grandi 'Direttori' contemporanei.

Un tocco raffinato e delicato insaporito da un profondo vigore lì dove occorre, entra con passione e partecipazione nell'animo dell'Autore con intensità calibrata spesso arricchita da 'svolazzi armonici' che colorano di purezza e di sapienti timbrature le pagine immortali ricche di pathos evitando inutili smancerie con una tecnica perfetta e tanto cuore.

Fraseggi luminosi che trasportano l'ascolto verso lidi di facile comprensione in virtù di una riconosciuta versatilità e di un innato talento che, uniti, generano una candida, ammirevole naturalezza.

Da qui parte il nostro invito all'ascolto del 'Piano/Concerto n.2 del sublime Rachmaninov dove lei riesce a trasmettere, magistralmente, la poesia, il romanticismo e la passionalità dell'animo russo nel quale lei riesce a calarsi con amore e trasporto, regalando una pagina indimenticabile che sconfina in quell'aura di elegante solitudine, a tratti malinconica, di cui è velata la sua musica.

Ci sarebbe da aggiungere altro, molto altro alla sua Arte ma ci fermiamo qui, destinandole soltanto un lungo, caloroso applauso.

 

m.a.

 

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Gennaio 2018.

 

'NAPOLI VELATA' un film di Ferzan Ozpetek.

 

"Ho rappresentato Napoli con gli occhi di una donna, perchè Napoli, secondo me, è femmina !"

Il vero tema del film è la 'Passione', quel sentimento che si instaura fra due esseri umani ma anche un abbraccio ad una città. Una città che vive all'ombra dei fantasmi del suo passato nell'oscura, travolgente contrapposizione tra realtà e mistero, tra miseria e nobiltà, tra cultura e provincialismo, tra lucente bellezza ed antiche ombre di volgarità.

Napoli è tutto ed il contrario di tutto.

Dolcezza e violenza si intrecciano in un tema fondato su visioni notturne vissute alla luce del giorno, una 'tombolata barocca, raffinata e vajassa, che si conclude al cospetto del settecentesco 'Cristo velato' di Giuseppe Sanmartino nella cappella Sansevero : metafora scultorea dell'ambivalenza dove un sudario copre ma esalta le forme." (Oscar Iarussi).

Un tuffo volutamente ambiguo nella penombra dell'anima mediterranea.

Questa è la Napoli immaginata da un 'turco napoletano', una città dove il passato è vivo nei ricordi ma il presente non sorride al futuro.

 

m.a.

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Novembre 2017.

 

Appunti di viaggio.

In attesa di 'buon teatro' ci corre l'obbligo di sollolineare con ferma convinzione quanto espresso altrove, in TV, con obiettività ed una punta di dovuta, sincera, partecipazione.

ALESSIO BONI (La strada di casa) e VANESSA INCONTRADA (Scomparsa) ci restituiscono, integra, la buona Arte della recitazione esprimendoci, con semplicità e professionalità, la loro già affermata bravura frutto di lunga navigazione al cospetto di una cinepresa che, spesso, riesce ad illuminare, nei dettagli, la lucidità dei personaggi interpretati.

Avremmo desiderato aggiungere un altro nome ai due precedenti. Una giovane attrice (25 anni) che sin dagli esordi ci aveva promesso, forte della sua solare predisposizione, un glorioso percorso nel difficile mondo del cinema oggi affollato da numerose presenze dall'insufficiente, a volte insulsa, invasione in uno schermo che richiede tecnica, cuore e talento.

Lei è VALENTINA BELLE' (Sirene) che, pur in presenza di una sceneggiatura che affonda nella fantasia e nella bellezza naturale di una Napoli eterna, riesce solo a sfiorare quell'insieme di dolcezza mista a 'presenza' che, siamo certi, le appartengono.

Sorvoliamo, per rispetto, sui motivi che inducono a questa semplicistica ma genuina considerazione certi, comunque, che ci saranno tanti, futuri momenti nei quali ci sarà una fulgida consacrazione lì dove, ad esempio, la 'direzione artistica' ed una più valida regìa renderanno possibile l'avverarsi di quella che, a nostro modesto avviso, è già un'accettabile, splendida realtà.

 

m.a.

 

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8.Novembre.2017

 

CARMINE DE MARCO.

 

" Mio padre non era un uomo comune. Mio padre era un Giusto. Ci ha insegnato ad essere diversi. A ricercare verità scomode al posto di verità facili e comode. Ci ha insegnato a batterci per le nostre idee. Uno studioso. Ha amato Napoli e il sud ed ha restituito alla sua terra, con i suoi libri, la verità negata, la dignità meritata."

( cit della 'nostra' Roberta, sua figlia).

Io ho conosciuto CARMINE, un gentiluomo, una persona preziosa con la quale ho avuto la possibilità, rara, di parlare e di essere ascoltato, l'occasione, unica, di apprendere verità storiche fotografate, per iscritto, con la semplicità e l'ironia che solo i 'grandi' serbano nel loro bagaglio di cultura e conoscenza.

Abbiamo discusso di teatro, di cinema, di Arte, di Napoli,

lasciandomi, sempre, con un sorriso complice e la speranza di rivederci per riallacciare discorsi e idee interrotte.

Ed è con quel sorriso sincero e riconoscente che oggi saluto quell'Uomo rigoroso e pacato, aristocratico e disponibile.

Un Uomo unico, indimenticabile.

 

m.a.

 

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Novembre e le sue (prevedibili) sfumature di grigio.

 

Nebbie in Val Padana.

Un Napoli svogliato e stanco legge antiche poesie (sotto il balcone di Giulietta).

La bella Sicilia snobba le urne ed affida il suo futuro al passato.

Le sorelle Bandiera (leggi Parodi) sfornano con rassegnata mestizia una valanga di ovvietà in attesa del ritorno delle Kessler.

Fazio e la balenga recitano un copione impolverato regalando ad Eva tre rose profumate (povertà).

Trump chiede pena di morte per tutti quelli ai quali ha fornito lucide Beretta e dischi arancio per il tiro al piattello.

Unica nota colorata e degna di avvolgente calore :

Il 4 Novembre.

Non certo per l'alloro al Milite Ignoto. (programma di sala).

Per gli auguri che abbiamo, sinceramente, destinato a chi vogliamo bene.

Chestè ! 'A la prochaine.

 

m.a.

 

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2. Novembre

 

GIOVANNI PASTORESSA

Aveva 80 anni e ci ha lasciato. Anche lui.

Una vita, un'intera esistenza dedicata al Teatro.

Al 'suo' Petruzzelli, ma anche al Piccinni.

Il proscenio era la sua casa. Lui ha vissuto lì, fra 'quinte' e fondali in stoffa o cartapesta, da sempre.

Scenografo e costruttore di scene. Ma anche 'direttore di scena'. Gli volevamo bene tutti. La sua rassicurante presenza dominava le attese del 'sipario' con il suo sorriso sempre pronto a stemperare l'elettricità tipica di chi aspetta di 'entrare'.

Una bella persona, un gran lavoratore ed un 'architetto di paesaggi scenici' rimasti, tutti, nella memoria di chi frequentava le sue 'creature'.

Ora non ci resta che ricordarlo, anche quando saremo lì e sentiremo, da lontano, una voce : 'Signori chi è di scena'. Sarà la sua.

Ciao GIOVA'. E grazie.

 

m.a.

 

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1.Novembre

 

GABRIELE LAVIA - al Teatro Abeliano

' Il sogno di un uomo ridicolo ' - Dostoevskij

" Lo porto in scena da quarant'anni. Lo porto dentro da sempre. E' un personaggio difficile, complesso.

Il bene, il male, la solitudine, il destino.

E' arrivata l'ora di lasciarlo. Questa è l'ultima volta.

Lascio lui, ma porterò addosso il suo camicione. Sempre."

Coraggio, guardiamo !

 

m.a.

 

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il 31 Ottobre non è un bel giorno. Per tutti coloro che amano l'Arte.

 

Il 1984 ci lasciava EDUARDO.

" I fantasmi non esistono...li creiamo noi. Siamo noi i fantasmi."

Il 1993 se ne andava FEDERICO FELLINI.

" Il cinema è il modo più diretto di entrare in competizione con Dio."

Le parole qui non servono. Basta un minuto, un lungo, infinito minuto di silenzio per ricordare tutto quello che questi due 'grandi' hanno regalato all'Italia e al mondo.

 

m.a.

 

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In attesa dell'imminente stagione teatrale 2017/18

della quale saremo attenti osservatori e modesti protagonisti, ci torna in mente un 'passaggio' storico intenso che andiamo a ricordare, con affetto :

'Napoli, abitazione alto borghese.

Interno notte.

Un silenzio pieno di due presenze.

Sullo sfondo, una finestra aperta ad un cielo limpido e ricco di stelle.'

" Stò chiagnenne Rummì, comm'è belle 'a chiagnere."

Il vero Teatro è tutto qui, nella semplicità di poche parole che bastano ad esprimere il tutto.

 

m.a.

 

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29.Ottobre

 

In un momento di leggera, spero breve malinconia vado a ricordare il pensiero di un 'grande' con conseguente dedica a tutti quelli che, ogni tanto, desiderano assaporare quel poco di bello che ci è rimasto...

 

'A fenesta.

 

E tengo na fenesta a pianterreno,

c'affaccia int'a na strada scanusciuta,

cu n'aria prufumata, e na veduta,

ca si t'affacce, nun t' 'a scuorde cchiù.

Si stongo 'e buonumore, affacci'a mmare,

e veco semp' 'o stesso bastimento

ca parte chin' 'e fede e sentimento,

e c' 'a bandiera d' 'a sincerità.

Parte sicuro, e nun arriva maje.

Quanno s'abbìa, s'abbìa c' 'o maistrale,

ma ncoccia sempe 'o stesso tempurale,

'o stesso maletiempo, e adda turnà !

Quanno senza speranza e senz'ammore

m'affaccio e vec' 'o stesso bastimento,

nce mengo dinto 'o core mio scuntento,

e c' 'o mare ntempesta dico : "Va".

Quann'è bontiempo, ognuno è marenaro

e se vulesse mettere a temmone...

C' 'o mare ncalma, tutte songo buone

'e purtà nu vapore a passià.

Miéttece a buord' 'o bene ch' 'e vuluto,

e tutt' 'o chianto amaro ch'è custato...

Nisciunu bastimento s'è affunnato

quanno ce' 'e miso a buordo 'a Verità.

 

( Questa la scriveva EDUARDO. Era il 1947)

 

m.a.

 

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28.Ottobre.

 

' LA NOTTE DELLA LUNA '

La giornata mondiale dedicata alla nostra Amica.

 

A partire dalle ore 19.00 di oggi tutti gli sguardi saranno rivolti a Lei lassù. In tutto il mondo.

Un omaggio, un delicato, nobile omaggio a Lei che illumina il buio della notte.

All'alba scappa via ma poi ritorna, sempre.

Guardiamola, tutti. Sarà bella !

Ricordo Federico che, ne 'La voce della Luna' le sussurrò :

'Rimani così, per sempre. Non cambiare mai. Sei bella così'.

 

m.a.

 

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Era il 27 di Ottobre. come oggi, qualche tempo fa.

 

Era di Venerdì ed eravamo un pò tutti nervosi.

Un nervosismo giusto ed inevitabile, dopo due mesi di lavoro intenso, una cavalcata fra i sentimenti che ci regalava stanchezza, tensione e brividi.

Ma anche gioia, quella di poter offrire una pietanza da gustare con partecipazione ed affetto, quella che è frutto di un lavoro riconosciuto, a vista, quale strumento di serietà e passione.

La sera dell'anteprima - al Teatro dell'Anonima.

'BIANCALUNA' di Franco Blasi.

Soft comedy in due atti.

Buio in sala. Tiepido spot ad illuminare la ribalta. Un motivetto al pianoforte che arriva da lontano. Sipario...

Due ore. Intense, memorabili, appassionate, forse anche commoventi.

Al calare della tela finale un lungo applauso, dieci 'chiamate', tutti in scena per un semplice 'grazie'.

Svanito il nervosismo, solo gioia, quella che senti quando è vera, quella che accarezza col calore di un applauso, il premio più bello a chi calpesta tavole polverose con serietà ed un pizzico di fantasia.

Così cominciava una nuova, bellissima avventura.

 

m.a.

 

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Ottobre 2017

'Cultura e Musica', insieme, abbandonano la scena.

 

AMALIA SIGNORELLI, antropologa, Donna colta e gentile, ironica e dissacrante. La simpatia sempre aperta al sorriso ed alla verità.

FATS DOMINO, musicista autentico, inventore di un genere nuovo e stimolante. 1,50 di altezza per 100 chili di peso. Ritmo rock e soul di colore.

I'm in the mood for love, I'm walking, Red sails in the sunset.

La nostra infanzia raccolta in un fazzoletto di dotte considerazioni sull'Uomo, sempre attente, pungenti, costruttive. E, di là, quel ritmo nuovo, trascinante, espresso sulle stesse tonalità, sulle stesse armonie, ma sempre originale ed accattivante.

Vanno via insieme dimostrando, ancora una volta che Cultura e Musica restano imprigionati nella stessa gabbia. Quella che li ha felicemente generati.

Ciao AMALIA. Ciao FATS. E grazie.

 

m.a.

 

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Ottobre 2017

' SIRENE '- Fiction in programmazione RAI1.

 

Abbandoniamo per un attimo le immagini di violenza e corruzione, di passato di pomodoro offertoci in abbondanza come sangue sui marciapiedi, cancelliamo, se possibile, l'invasione di ridicoli telefilm tedeschi, di farseschi quanto improbabili polizieschi americani, di 'serial' tenebrosi che spacciano realtà dense di inutile, pericolosa, infetta balordaggine.

Tuffiamoci, solo per poco, nei colori del mare e del cielo con gli occhi e la mente affamati di leggerezza e di sentimento, anche pagando il giusto prezzo dovuto ad una 'favola'.

Ivan Cotroneo, ottimo sceneggiatore italiano, fra i migliori in circolazione, ci propone una sua idea che nasce da un sogno : Sirene che scappano dal loro mare alla ricerca, sulla terraferma, dell'ultimo 'tritone' scomparso dai fondali e la conseguente impossibilità a 'riprodursi'.

Atterrano a Napoli, la città dei colori, della musica, della fantasia, della bellezza.

Ed è proprio qui che la storia sviluppa il suo cammino mescolando innocenza e verità, passione e poesia, incanto ed ironia.

Una 'favola', appunto. Con tutti gli ingredienti giusti a renderla un piacevole intervallo tra mortali sparatorie e disprezzo per la vita.

Aspettiamo le immagini, certi di un buon gradimento.

 

m.a.

 

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Ottobre 2017

a LAURA.

 

Quando tutto questo ignobile, noioso, disgustoso cumulo di offese che, quotidianamente, si accanisce contro di Te sarà finalmente esaurito, quando Tu tornerai normale fra i normali, bella fra i belli, semplice fra i semplici, quando tornerai al Tuo ruolo di 'semplice' Onorevole, ovviamente di sinistra, quella vera, quella antica, quella che ci avvolge da una vita fatta di lotte e di speranze, di viver civile ed onestà, ebbene anche allora io ci sarò. Come sempre. Per un onesto e doveroso senso di riconoscenza. Andrò oltre, con gentilezza e semplicità, com'è mio costume, Ti inviterò : a 'mangiare una pizza'.

Insieme, in mezzo a tanta gente, su di un tavolino traballante posto in un angolo di una piazza brulicante, addobbato con un fiore silenzioso ed una tovaglia colorata. Parleremo, ci racconteremo tutto, vivremo un'ora di serenità. Poi Ti accompagnerò sotto casa, la Tua, e ti saluterò ringraziandoTi con un sorriso sincero, libero da qualsiasi imbarazzo. Semplicemente sincero.

Andrà così, ne sono certo. Andando via sorriderai anche Tu.

 

m.a.

 

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Ottobre 2017

LA MUSICA DEL SILENZIO - Andrea Bocelli

Regìa di Michael Radford. Rai 1

 

Il tutto in un film per la TV tratto dalla sua biografia (2010) nella quale, pur raccontandosi in prima persona, si ribattezza con un nome a lui molto gradito : Amos ( nome anche del suo primo figlio ora quindicenne).

E' un film sicuramente delicato e commovente, certamente immune da volgarità ed intenti mirati esclusivamente all'incasso di abbondante share.

E', dunque, un film che con obiettività e senso di candido pudore racconta la vita del 'nostro' dalla nascita alla conquista della notorietà attraversando momenti di isterismi strettamente coniugati alla sua insanabile malattia congenita agli occhi che lo condurrà, in giovanissima età, alla totale cecità.

Coraggio, caparbietà e passione per la musica saranno gli elementi che cambieranno la sua vita fino a regalargli tutte le più importanti platee mondiali, con quella voce, sublime dono della natura, che, curata ed impastata da un sapiente maestro di lirica, lo consegnerà a quella gloria ed a quel successo tanto voluto e figlia di quei 'silenzi' che, riempiendo la sua quotidianità, maturavano fatalmente la sua arte e la sua definitiva consacrazione.

Ci sfuggono, sinceramente, i motivi della scelta del pur bravo regista, Michael Radford (che qui ci piace ricordare per quel 'Il Postino'-1994 con Massimo Troisi e Philippe Noiret) con la superba complicità della sceneggiatrice Anna Pavignano presente, anche qui, a dar calore e commozione ad un tema approcciato con autentica partecipazione.

Perplessità che nasce dalla recitazione, tutta in lingua inglese, che probabilmente toglie ai comprimari quella sincera immediatezza, quel 'sentire proprio il personaggio interpretato' dovendosi esprimere con l'idioma lontano dall'intimità del sentimento.

Un dettaglio.

Un plauso sincero alla bella Luisa Ranieri che, con quegli occhi pieni di luce partenopea ed il genuino affetto di una mamma mediterranea, fornisce un'altra prova di esaltante bravura.

Una meritevole menzione ad Antonio Banderas (il maestro d'Opera) ed Ennio Fantastichini (il sanguigno zio Giovanni).

Il film finisce nel lontano 1994, lì dove in nostro Andrea partecipa, vincendo, al 'suo primo festival di Sanremo'.

Un risultato, tutto sommato, apprezzabile per la sua chiara sincerità che, con forte convinzione, troveremo nei gradini alti del temuto 'Auditel'.

m.a.

 

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Settembre 2017

IN ARTE NINO.  RAI 1

Con Elio Germano, Miriam Leone ed altri.

Regìa Luca Manfredi.

 

Un ritratto, semplice e sincero di Un Attore, il grande NINO MANFREDI, proposto da Rai1 con la complicità di un coro di bravi caratteristi che, pur diretti con mano ricca di leggerezza, volutamente priva dell'introspezione psicologica dovuta a chi ha offerto la presenza al solo fine di tributare un affettuoso ricordo per chi ha donato al cinema italiano numerosi 'ritratti' comici e drammatici, finemente superficiali e profondamente umani.

I riflettori, tutti, puntati sulla figura del grande Nino che, qui, viene interpretato col corpo e con l'anima da un altro grande Attore che ci sembra superfluo rimarcare per la sua bravura, la sua duttilità, la sua 'presenza' ricercata e trovata anche nei dettagli, fino a fornirci un'ennesima prova di enorme spessore :

ELIO GERMANO.

E' un 'retrò', specchio dei suoi primi anni, quelli meno conosciuti, quelli forse più protetti da una privacy fortemente custodita da un Uomo che, tra il 1939 ed il 1959, attraversando momenti di delicata malattia, di inquietudini familiari, tangibili echi di guerra, la turbolenta frequentazione dell'Accademia di Arte drammatica, il fulminante incontro con la bella Erminia che diventerà la fedele compagna per tutta la sua vita, arriva con caparbietà e coraggio a costruire una personalità autentica che diventa familiare ed amata da un pubblico di varie età che, passando dal bianco/nero al colore, ha goduto con crescente simpatia delle numerose, indimenticabili 'figurine' ritagliate con semplicità ed abbagliante bravura.

Un 'grazie' doveroso ad Elio Germano che, con amore e riconoscenza, ha riprodotto con maestosa efficienza e precisione la sempre viva presenza di un 'grande', mai dimenticato del cinema italiano.

m.a.

 

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VENEZIA 74.

Avrei voluto parlarvi della Mostra, avrei tanto desiderato raccontarvi le mie impressioni, le mie considerazioni, le mie opinioni.

Avrei voluto dirvi di Redford, di Clooney, di Amelio, di Virzì ma, credetemi, la concentrazione e la tranquillità per poter esprimere sufficientemente quelle che sono le mie idee a tal proposito non sono tali da consentirmi una lucida, anche se personale, panoramica di ciò fin qui visto.

Il pensiero, ora, è prigioniero di quella tristezza legata alla perdita di un'Amica. Una persona bellissima, dolcissima ed indimenticabile.

Una giovane donna strappata prematuramente agli affetti della sua famiglia ed all'amore sincero dei suoi tantissimi amici.

Lei era DONATELLA. Era bellissima. Veramente.

m.a.

 

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FORTUNATA - un film di Sergio Castellitto

soggetto e sceneggiatura di Margaret Mazzantini

con Jasmine Trinca, Stefano Accorsi, Edoardo Pesce, Hanna Schygulla.

 

La storia. Fortunata è una parrucchiera a domicilio di periferia. Una donna cui la vita non è stata generosa. Sola, con una bimba di otto anni da crescere, con la forza della disperazione alla ricerca di un riscatto sociale, rincorrendo il sogno di possedere, un giorno, un salone di bellezza tutto suo.

Un 'animale selvatico' pieno di ammaccature, umanissimo ed imperfetto nella sua trasparente bellezza. (una Jasmine Trinca solare e commovente, morbida e bizzarra. Brava come non mai).

Una figura che naviga con destrezza e malinconia dall'assolata, torrida periferia verso il centro di un mondo sognato e perduto.

Il tutto in un universo da 'romanzo popolare', con abbondante uso del dialetto, con un panorama figurativo ricco di personaggi 'da strada', colorati e verosimilmente violenti, trattati con determinata crudezza dalla cinepresa di un Castellitto che guarda, con tenera gratitudine, ai ritratti pasoliniani.

Ma, lì, era tutt'altra cosa.

L'irruzione di una figura enigmatica, inserita in uno schema narrativo che rivisita ambientazione e sentimenti da anni '50, sterza prevedibilmente verso una deriva sentimentale che anticipa il melodramma di un finale livido e cruento, terribilmente insipido nella sua banalità. (uno Stefano Accorsi superficiale e poco credibile, qui lontano dalla sua risaputa profondità).

Un 'realismo' fortemente voluto ma che eccede nella 'idealizzazione' dei dialoghi fino a rendere vana e poco autentica la 'poesia' che voleva, e doveva, arricchire un dramma popolare qui fuori dal tempo e destinato, probabilmente, ad una rapida dissolvenza.

Ci piacerebbe tornare al Castellitto di un tempo. Quello che in 'Nessuno si salva da solo' ci aveva coinvolti in un sentimento di commossa partecipazione, inchiodandoci teneramente fino ai titoli di coda.

Aspettiamo, perplessi, le 'voci' da Cannes dove il film partecipa alla sezione 'Un certain regard'.

m.a.

 

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MALTESE - Il romanzo del commissario.

Fiction RAI1 - con Kim Rossi Stuart

Regìa Gianluca Maria Tavarelli.

 

Parte bene la nuova serie poliziesca propinataci da RAI1 in prima serata, confortata da un apprezzabile share del 30,3 %.

Evidentemente le componenti essenziali di questo magnifico approccio alla fiction (siamo alla prima puntata) sono molteplici e concomitanti, tutte improntate a quel 'salto di qualità' tanto invocato dagli appassionati del genere e dai frequentatori abituali della rete generalista per eccellenza.

Il marchio Palomar, casa produttrice, già premiata da ottimi ascolti altrove, unitamente ad un 'cast' di ottimi caratteristi capeggiati da un protagonista carismatico e di mestiere (Kim Rossi Stuart), una buona fotografia arricchita da adeguati costumi d'epoca (fine anni '70) e qui priva di svolazzi panoramici tendenti all'oleografico, dialoghi asciutti e realistici ridotti all'essenziale evitando la caduta nel facile supporto dialettale, il tutto amalgamato da una regìa (Gianluca Maria Tavarelli) lineare e fresca nei 'campi lunghi' e nei 'primi piani' ad esaltare, questi ultimi, la bravura del Kim nazionale con quei silenzi densi di significati ed espressioni marcate da velata malinconia figlia di un vissuto doloroso e proiettata al riscatto esistenziale.

Certo, il ricorso ai 'fatti di mafia' è ormai un'abitudine che ha invaso buona parte del prodotto catodico.

Ma tant'è. E' la storia del nostro Paese ed è anche la storia di tanti Uomini veri che, con coraggio e passione, hanno combattuto il 'male' a costo, spesso, della loro stessa vita.

Aspettiamo le restanti puntate certi di confermare quanto di buono abbiamo assaporato qui, all'inizio.

Una buona visione. A chi gradisce.

m.a.

 

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Un banale invito ai 'Critici TV' ad un più gradito equilibrio nella recensione dei programmi.

 

E' lecito chiedere a chi, per mestiere, guarda la TV  per esprimere giudizi recensendo programmi che, immancabilmente, finiscono per condizionare il gradimento di buona parte del 'voyeurismo italico' una maggiore attenzione al 'panorama' proposto ?

E' una domanda che andiamo a proporre da tempo, da quando, navigando nei mari di chi rema in questa direzione, notiamo una fastidiosa mancanza di equilibrio nell'esprimere opinioni che, con probabile premeditazione, evita di sottolineare le 'cose belle' (poche, in verità) per giudicare solo la bruttezza, la pochezza, il grigiore ed il trash di tutto quanto proposto dai palinsesti delle piattaforme satellitari.

Evidentemente la mancanza di mezzi (economici), la mancanza di idee (artistiche) e l'appiattimento di interpretazioni ormai volte solo ad esaltare la 'bella presenza' tralasciando il talento e la bravura (quelle di un tempo lontano) hanno profondamente contribuito ad accentuare un fenomeno che, tutto sommato, tende ad umiliare una platea ricca di nobili aspettative ma ormai rassegnata al peggio.

Certo, gli 'Amici', i 'Ballando con le stelle', le Domeniche d'Urso', i 'tapiri delle strisce' e gli 'Uomini e Donne' sono prodotti per i quali sarebbe preferibile un enorme contenitore di avanzi dove adagiare sacchetti colmi di risulta.

Su tutto questo domina un totale, profondo accordo !

Ma qualcosa, qualche briciolo di luce, qualche veloce elemento fornito di eleganza ricca di significati per fortuna c'è. E va rimarcata giustamente, magari priva di riconoscimenti altisonanti o improvvida euforia, ma c'è o c'è stata, scorrendo sotto un inaspettato quanto colpevole silenzio che induce a considerare un'insufficienza palese nell'esame del 'totale'.

Un esempio per tutti : 'Di padre in figlia', fiction su RAI1. Un 'sequel' in poche puntate che ha raccontato, con raffinata semplicità, il lento ma efficace evolvere (dal 1960 ai principi degli anni '80) della società verso l'emancipazione della donna italiana fino a raggiungere i naturali obiettivi di parità di genere fino ad allora fortemente calpestati da un maschilismo limitativo e devastante poi sconfitto con la forza, la caparbietà e la dignità di una 'Donna' finalmente consapevole della sua ricchezza e della sua innata capacità nel contribuire ad un mondo finalmente giusto ed umano.

Una bella fiction vestita di ottima sceneggiatura, eccellente qualità di recitazione e splendida fotografia.

Il tutto per un 'prodotto' al quale venivano destinate poche righe e scarsa consideraione a scapito di quell'obiettività che dovrebbe arricchire la compiutezza di un panorama offeso dalla superficialità e dalla mancanza di coraggio.

Invitiamo a fornire più parole, quindi, per quel poco di bello che ci è rimasto.

O no ?

m.a.

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' La Tenerezza ' - un film di Gianni Amelio

Con Renato Carpentieri, Elio Germano, Micaela Ramazzotti, Giovanna Mezzogiorno, altri.

 

La vera, unica ambizione di questo film è quella di essere 'un film d'autore'.

Voleva e doveva essere un 'campionario' di bravi attori, accompagnati da un grande regista, alla ricerca di quelle conferme che tutti aspettavano ma che sono naufragate in un esagerato 'nulla', in un inaspettato momento di ricerca della 'presenza' dove ciascuno pensava alla 'bella forma di sè', incurante e lontano dalla presenza dell'altro.

Insomma, una nobile sinfonia celebrata da egocentrici solisti tesi a mostrare la raggiunta maturità ma recitando, spesso, sopra le righe senza interagire con la dovuta riconoscenza per il compagno di viaggio.

La trama c'è ed è ben definita ma la voglia di andare oltre, la ricerca di sentimenti apprezzabili che dovevano necessariamente coinvolgere ed invitare lo spettatore ad immedesimarsi e partecipare al presunto dolore dei personaggi ci è parsa priva di quella spinta emotiva atta ad amalgamare l'idea di 'tenerezza', qui spogliata di quel calore sufficiente a realizzarla.

Un film sostenuto da parole, tante parole, spesso gridate, lì dove, forse, bastava un sussurro sincero per esprimere il dramma esistenziale intimo dei singoli.

Tutti bravi, certo, gli attori nel ricreare ciascuno sè stesso, forti e consapevoli di tecnica e mestiere che conducono facilmente all'applauso di dovere ma scarsi nel comporre quella coralità che doveva consegnarci quella 'tenerezza' penetrante, che doveva offrirci quella 'pietas' figlia di un impasto di bravura ed umanità.

La pellicola è ambientata a Napoli, una bellissima e solare Napoli ottimamente fotografata nei suoi luoghi più belli, finalmente libera da fastidiosi vincoli folkloristici, semplice e splendente da poter rappresentare un supporto ideale alla drammaticità degli eventi. Ma il paesaggio, qui, rimane uno sfondo ricco di luce e di storia, carico di ricordi e passioni ma completamente privo di un toccante rapporto sentimentale coi personaggi.

Napoli rimane solo bella, unica e sola senza la possibilità di esprimersi a parole, privata del suo immortale potere di diventare anch'essa un personaggio, limitata ad esprimere soltanto una bellezza muta. Resta solo una Napoli 'bella'.

Questo è un 'film d'autore', certo.

Ma per la 'tenerezza', forse, c'è da aspettare.

m.a.

 

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Il Commissario Montalbano colpisce ancora.

RAI 1.

 

Salvo Montalbano era apparso sugli schermi TV 18 anni fa, interpretato dal grande LUCA ZINGARETTI che aveva donato al personaggio, inventato dalla penna di ANDREA CAMILLERI, simpatia, credibilità e carisma.

Ascolti oceanici per un'operazione perfettamente riuscita teneva in vita la costante presenza sul piccolo schermo di un prodotto che, al di là del perfetto meccanismo di trame 'gialle' sempre risolte dalle indagini condotte con intelligenza ed un pizzico di ironia dal 'nostro', offrivano il fianco per la scoperta di luoghi bellissimi, logisticamente incastonati nel sud di quella Sicilia che si specchia splendidamente nel Mediterraneo offrendo alla vista magnifici paesaggi baciati dal sole ed arricchiti da un secolare, inimitabile 'barocco'.

Il tempo passa, veloce, ma lui è ancora lì, coinvolgente e magnetico come il primo giorno, il primo episodio, la prima apertura di un sipario che, in virtù della freschezza e credibilità degli accadimenti, resta sempre aperto su nuove avventure che non smettono di piacere ad una platea trasversale sempre più numerosa che, nel tempo, ha raggiunto indici di gradimento sempre in vetta alle classifiche di programmazione, logico risultato per un prodotto ben confezionato e magnificamente interpretato da un 'cast' che ormai resta 'familiare' nelle aspettative del popolo televisivo.

Sorvolando sulla trama dell'ultima proposta 'Un covo di vipere', sempre avvincente e sempre perfettamente rispondente agli intrighi mirabilmente tessuti per l'imprevedibile epilogo, ci torna piacevolmente doveroso sottolineare l'ancora magistrale prova attoriale di un eterno Luca Zingaretti, abbracciato dai suoi Mimì Augello (Cesare Bocci) e l'ispettore Fazio (PeppinoMazzotta) nobili contorni ad una saporita pietanza servita con efficacia e ritmo dalla sapiente, collaudata regìa di Alberto Sironi.

Ottimo il 'casting' di indubbia essenza indigena qui arricchita dalla classe di Sonia Bergamasco (Livia) e dalla bella e brava Valentina Lodovini, qui tenebrosa e passionale 'fimmena', che tanto aggiunge al candore dei suoi esordi (Fortapàsc di Marco Risi) dove, fidanzata di Alessandro Siani, ci preannunciava con la sua semplicità e naturalezza d'espressione, la certa crescita artistica.

Aspettiamo il secondo, ultimo, episodio di questa nuova serie, certi di altrettanto brillanti risultati cui seguiranno, immancabilmente, numerose e graditissime repliche.

m.a.

 

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RAI 1 Fiction - 'I fantasmi di Portopalo'

Quando la Rai si riconcilia con la qualità.

 

Assistiamo, finalmente, ad una bella fiction.

Tratta da un fatto vero accaduto nella notte di Natale 1996 e raccontato in un romanzo a firma Giovanni Maria Bellu nel 2004.

Accenniamo, brevemente, alla storia che prende spunto da una realtà tuttora in atto in quel tratto di mare (Canale di Sicilia ) tristemente e quotidianamente nota per le tragedie figlie di naufragi di 'carrette del mare' piene di povera gente che scappa da guerre e miseria per un approdo in terre amiche tanto sognato ma spesso, troppo spesso, caduto nel nulla.

Il protagonista è Saro Ferro ( Beppe Fiorello ), un pescatore del luogo che si batte con coraggio e determinazione per svelare al mondo intero tutta la verità, nascosta da proficui interessi malavitosi, circa il naufragio di uno scafo e la conseguente morte di circa 300 persone.

Della bravura di Fiorello, qui anche cosceneggiatore, c'è la prevedibile, scontata conferma. Dell'ottimo Giuseppe Battiston abbiamo espresso, a parte, la nostra sincera opinione. Del coro dei figuranti una foto colorata che riunisce, tutti, in un sanguigno gruppo di personaggi credibili e decisamente 'veri' sia nella loro durezza quanto nella loro solare tenerezza.

La regìa era affidata ad Alessandro Angelini, giovane artista che si propone, per la sua obiettiva capacità, ad altri lavori di grande interesse ed autentico valore, forte della sua abilità a spaziare con la sua 'cinepresa' fra i romantici tramonti sul mare siracusano e la dura realtà della terraferma, arricchendo il 'tableau' con numerosi, efficaci 'primi piani' che scavavano con assoluta profondità nell'animo tormentato dei vari soggetti.

Una menzione particolare, ci sia consentito, ad una Donna, un'attrice, una brava attrice, un'assoluta protagonista che ha prodotto, qui, una piacevole scoperta. Una donna siciliana che ha bucato il video con i suoi occhi mediterranei che 'parlavano' di gioia e dolore, di allegria e tristezza, di entusiasmo e disprezzo spesso senza l'uso della parola. Talento puro arricchitosi dopo tanto Teatro (quello con la maiuscola) per arrivare a segnalarci la sua meravigliosa presenza nel mondo dell'arte, quel mondo variopinto e spesso calpestato dove, però, la semplicità, lo studio, l'applicazione e la bellezza diventano, fatalmente, specchio dell'anima.

Lei è ROBERTA CARONIA.

Sei milioni di spettatori per ciascuna delle due serate.

La bellezza, quando c'è, diventa vittoria.        m.a.

 

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RAI 1 - Fiction

' C'era una volta Studio 1 '

Un'operazione , sinceramente, mal riuscita. Un fotoromanzo.

Rivisitato in maniera superficiale nell'assoluta mancanza di profondità.

Storie intime, private che si intrecciano in maniera poco sincera con avvenimenti in bianco/nero del mondo RAI primi anni sessanta, accadimenti che accesero la partecipazione nazional-popolare anche in virtù di un monopolio catodico che, allora, convogliava le serate televisive italiane verso l'unico approdo possibile, libero da concorrenza e padrone assoluto delle scelte artistiche che, sempre allora, avevano un'obiettiva validità nell'affidare a 'firme' valorose (Falqui) le proposte di spettacoli di livello che aiutavano l'immaginario collettivo a tuffarsi in piacevoli atmosfere ricche di buona musica condita da chiffon e lustrini.

Il tutto con l'apporto fornito da presenze 'storiche' quali Mina, Don Lurio, Kessler.

Presenze che, qui, rappresentano un semplice quanto effimero pretesto per la produzione televisiva, in due serate, di un ricordo che viene abbondantemente mortificato nel tentativo, fallito, di raccontare storie improbabili che maturavano in un 'backstage' fatuo e prevedibile al punto da rasentare la farsa.

Attori bravi ed affermati (Mastronardi, Del Bufalo, Ianniello, Fassari, Morelli) qui ridotti alla controfigura di se stessi nell'intento di raggiungere, con la complicità del ricordo, un abbondante share d'ascolto che forse è arrivato ma che sicuramente non ha soddisfatto l'ormai matura esigenza del popolo della 'prima serata'.

L'unico, piacevole conforto è arrivato dal riascolto di lontane, gloriose melodie (Mille bolle blu-Io che non vivo senza te-24mila baci) che hanno alleggerito le due seratine da dimenticare.

RAI : di tutto, ma meritiamo di più.        m.a.

 

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" 7 minuti " un film di Michele Placido.

 

Non è facile, manipolando frasi che vengono da lontano, usando espressioni appesantite da echi spenti dopo l'abuso, riuscire a trasmettere messaggi civilmente apprezzabili ma gonfi di fine retorica che nulla aggiunge ai sentimenti di inquietudine, di rabbia, di voglia di reagire.

Undici donne che, per evitare il licenziamento da una fabbrica multinazionale, accettano, per la sopravvivenza e per il diritto al lavoro in cui credono, un'anomala ma drastica condizione : ' il taglio alla pausa pranzo da 15 a 8 minuti '.

Accettare sembra la cosa più semplice e meno impegnativa da qualsivoglia punto di veduta.

Ma, c'è sempre un ma, l'invito dell'operaia più anziana a tutte le altre a riflettere sul significato della 'conditio' scatena le reazioni, diverse ma facilmente prevedibili, delle componenti il variegato 'gruppo decisionista'.

"Il padrone vuole metterci alla prova. Vuole capire se siamo disposte a 'cedere' ".

E qui tutte, ciascuna nel rispetto delle proprie origini, cultura e carattere si esprimono nelle forme più diverse riflettendo, ora rabbia, ora rassegnazione, ora convincimento ma tutte in lunghi monologhi che riassumono, in forme diverse ma in una sostanza priva di dimensioni contrastanti. Una serie, infinita e monotona, di 'messaggi' che sembrano non dialogare fra loro ma esclusivamente mirati alla platea, facile raccoglitore di patetismi figli della precaria situazione della società contemporanea.

"Solo ora voi cominciate a capire cos'è la paura, la crisi, gli attentati..."

Musiche volutamente drammatiche fanno da cornice ad un soggetto già di per sè poco allegro. Primi piani fluviali, interminabili, senza controcampo, che appesantiscono l'idea cinamatografica trasformandola, senza apprezzabili risultati, nel lento ma efficace 'ritmo teatrale'.

Un'orchestra. Con tutti bravi solisti ma lontani da una 'sinfonia' compiuta ed avvolgente, diretta da una bacchetta che raccoglie suoni e li sparge in direzioni diverse, non in sintonia, mancando clamorosamente l'unico, centrale obiettivo.           m.a.

 

 

 

 

 

MARCO PONTECORVO - 'buon sangue non mente'.

 

Ci sono momenti in cui la mano di un artista riesce ad esprimere tutta la sua qualità.

Questo è uno di quelli : 'Lampedusa'.

Evitando il racconto della storia già visto altrove, spesso, ed osannato, giustamente, da una critica incline alla misericordia ed al bisogno della sincera 'accoglienza', diventa doveroso, qui, sottolineare la freschezza creativa di un giovane regista che, con cuore e passione, riesce a scolpire momenti di commovente partecipazione muovendo, con primi piani densi di sguardi profondi e luminosi silenzi, le corde sconosciute in attori spesso maltrattati da opere destinate esclusivamente alle folle al botteghino, all'audience, alla share, alla cassetta.

Qui, fra le rughe rimarcate dal sole e dal sale, riscopriamo un Claudio Amendola dimenticato. Strapazzato e violentato da 'polizieschi' di facile presa e senza profondità, da sequels caserecci e ripetitivi, ci aveva abituato a visioni di poco spessore  e destinate al difficile ricordo.

Qui ritrova, intatta, la sua antica 'presenza'. una miscela di semplicità, naturalezza e umanità. Semplicemente  : la sua bravura.

La stessa Carolina Crescentini, moderno simbolo di commedie di costume, riesce a vestire i panni di una donna semplice fra i semplici col tiepido sapore di una sincera commozione.

In ultimo, uno sguardo ad un bambino. Un bambino di colore, un bambino triste e bisognoso del calore di una mamma lontana. Un bambino che con i suoi occhi liquidi ed orlati da una sognata speranza qui diventa un gigante. Una vita appena sbocciata che riesce ad esprimere, con poche parole e lunghi silenzi, tutto il dolore di un mondo stracciato dalla guerra, dalla fame e dalla sofferenza.

Tutto questo accade quando dietro la macchina da presa c'è la semplice sostanza dell'arte.

MARCO è figlio del grande GILLO PONTECORVO.

E qui mi fermo.                   m.a.

 

 

 

 

 

 

All'eccellenza femminile. E' il titolo di una breve rassegna teatrale in scena nell'atrio di Palazzo Ateneo di Bari.

 

E' stata la serata di LINA SASTRI. Una serata magica e commovente, illuminata da un raggio di luna che, dall'alto, sorrideva confortata dai ricordi di una grande attrice che, con tante parole e tanta musica, omaggiava un 'grande' del teatro italiano del '900.

"Una donna per Eduardo". Lei, napoletana di Chiaia, ripercorreva con affettuosa sensibilità memorie personali, nitide immagini di una napoletanità immortale, con la tangibile presenza del grande EDUARDO fotografo di un'umanità che trova, sempre, le ragioni della rinascita dopo le lacrime generate dal dramma, dal dolore e forse anche dalla comicità.

Lina cominciò, per caso, la sua splendida carriera di artista con una breve 'comparsata' nell'ultima 3 atti del Nostro : 'Gli esami non finiscono mai'. Aveva 20 anni.

Quanto bastò per far conoscere il suo talento, per dimostrare, con la sua presenza decisa e fragile, dolce e amara, ruvida e morbida, la meritevole presenza nell'albo delle 'donne dello spettacolo'. E non solo napoletane.

Indimenticabile la sua 'Ninuccia' nel 'Cupiello' dove scolpì, con profonda partecipazione la purezza del sentimento femminile di un'intera città.

Qui ricorda Eduardo con raffinata semplicità ma con grande affetto e riconoscenza, senza dimenticare gli altri grandi figli del golfo con interpretazioni fortemente personalizzate, regalando alla nutrita ed attenta platea una 'Malafemmena' ed una 'Napule è' difficilmente dimenticabili.

Applausi. Tanti, sinceri, calorosi applausi ad una grande artista.

Mentre la luna, lassù, continua a sorridere.   m.a.

 

 

' Uno, nessuno, centomila '- di L.Pirandello

con Enrico Lo Verso - adattamento e regìa Alessandra Pizzi.

Anteprima nazionale 29.Luglio.2016 al Teatro Romano di Lecce. In tour, a Bari, i primi di Settembre.

 

"Mi accosto a Pirandello per la prima volta grazie alla rilettura tutta proiettata in chiave moderna che mi consente di oltrepassare i confini regionali siciliani, rendendolo accessibile a tutti."

In effetti la Pizzi ha ridotto l'opera in una sorta di 'monologo' che ruota intorno al suo protagonista Vitangelo Moscarda che incarna il dramma della 'maschera' come stratagemma dell'esistenza e delle molteplici identità e che interpreta, in assoluto, la complessità dell'individuo moderno.

Il protagonista diventa un uomo d'oggi che vaga nelle difficoltà della quotidianità, alla ricerca di conferme esterne, sino alla conquista della 'consapevolezza' del proprio Io.

Unico, vero traguardo dell'esistenza.

Un eroe di oggi, quindi, nel tentativo di cercarsi e diventare 'unico'.

Abbandonare i centomila, per cercare l'uno, a volte può significare confrontarsi con il 'nessuno'.

Ma, forse, è proprio questo il prezzo da pagare, pur di assaporare la vita. (cit O.S.)

Vento alle vele, Enrico. Ti aspettiamo. Certi della luminosità della tua interpretazione, figlia della tua bravura e frutto della tua risaputa onestà intellettuale.

m.a.

 

 

 

 

 

 

' Il prezzo ' - di Arthur Miller al 'Petruzzelli ' di Bari.

Con Umberto Orsini, Massimo Popolizio, Alvia Reale e Elia Schilton. Regìa Massimo Popolizio.

 

E' un dramma datato 1968, proposto da quel Arthur Miller padre della drammaturgia d'oltre oceano, vate di quel 'sogno americano' sul quale, poi, scarica risentimento ed amarezza per un approdo mancato e per l'utopistica visione di un mondo cercato ma raramente trovato nel tormentato deserto del 'sentimentalismo' americano.

Indubbiamente siamo lontani da 'Morte di un commesso viaggiatore' o di quel 'Sguardo dal ponte' che avevano caratterizzato la scrittura di Miller riempiendo le platee mondiali ed arricchendo accese discussioni, spesso in contrasto, fra critica e pubblico.

In questa 'Il prezzo' lo spunto per le amare e dissacranti riflessioni è fornito da un mucchio di vecchi mobili polverosi, accatastati in una scalcinata soffitta di uno stabile prossimo alla demolizione. La coppia di probabili acquirenti arrivata a visionare, per l'acquisto, quel che resta di un grigio passato, trova il modo di annientare quel 'american dream' man mano che dalla polvere del passato, dal cumulo di antiche insoddisfazioni riappaiono verità dimenticate, dolorose scoperte e profondi rimpianti. Ma niente sentimentalismi, nessuna sottile ironia nella vecchia dimora ora abitata da ombre di fantasmi e dalla lontana eco della musica di un vecchio disco. Soltanto colpi assestati con l'acciaio del risentimento e della triste consapevolezza di ciò che poteva essere e non è stato, un feroce squarcio in un muro a scoprire tragiche fragilità col conseguente, inevitabile, crollo di un'identità sociale in un 'chiuso' che coinvolge tutti.

L'eccezionale cast dello spettacolo è arricchito dall'eterna bravura dell'intramontabile Umberto Orsini qui supportato dalla marcata 'presenza scenica' dei suoi compagni di viaggio amalgamati, ridisegnati e magistralmente diretti dalla mano di Massimo Popolizio qui anche in veste di regista.

Una bella e convincente pagina di buon teatro.

Ad averne, ancora. Chissà. Applausi.    m.a.

 

 

 

 

' NOVECENTO ' - di Alessandro Baricco

 con Raffaele Braia al 'Traetta' di Bitonto.

 

E' un monologo. Un intenso e suggestivo monologo che si aggrappa, qui e là, a brani di musica jazz in voga negli anni a cavallo fra le due guerre, inventati da quel grande maestro che è Ennio Morricone per dialogare e sottolineare i vari passaggi narrativi, creando magiche atmosfere sospese in uno spazio surreale ed impalpabile, fino a creare un tutt'uno per la realizzazione di una 'storia' vissuta al limite dell'incredibile, avvolta da un mistero di leggenda resa appassionata e credibile grazie alla feconda immaginazione di Baricco.

La storia. Si tratta di un bambino nato e cresciuto su di un transatlantico, il 'Virginian', cresciuto nell'isolamento e riscaldato dall'affetto dei tanti passeggeri che, dall'Europa per l'America, e viceversa, affollano il 'salone' per godere delle note del suo pianoforte che lui ha imparato a rendere facile strumento per trasmettere gioia al trascorrere del tempo e per alleviare la malinconia dei ricordi di chi parte senza la certezza del ritorno.

Memorabile anche il film tratto dal breve testo di Baricco : 'La leggenda del pianista sull'oceano', uscito nel 1998, ediretto da quel Peppuccio Tornatore che tanto ha donato alla bellezza del cinema italiano costruendo, con Tim Roth, in quell'indimenticabile pellicola, il romantico personaggio di Danny Boodmann Novecento.

"Suonavamo per farli ballare, perchè se balli non puoi morire, e ti senti Dio".

Atmosfera incantata e spesso coinvolgente per un pubblico immerso nelle gioiose nebbie del jazz, magicamente attratto da un intenso dialogo tra musica e parole, felice contaminazione fra i linguaggi dell'arte teatrale. Da vedere e da applaudire.

 

 

" Il teatro dei mimi " di Maurizio Della Villa.

 

E' il teatro dei mimi

le parole non contano,

sono cenni di sabbia sotto alte maree,

migliaia di vite in bolle di sapone,

si infrangono contro il muro delle realtà,

là dove il vento delle tentazioni soffia impetuoso,

è il teatro dei mimi,

le parole non contano,

schiere di angeli ad aprire e chiudere

nuvole sipario su di un mondo palcoscenico,

la curiosità di un Regista unico spettatore

pazientemente intento a migliorarne il testo,

è il teatro dei mimi,

le parole non contano,

un bastone fatto di dolci ricordi

a sorreggere la mia vita,

parole mai dette

lì ferme sulla linea di partenza

a cui nessuno ha mai dato il via,

è il teatro dei mimi,

le parole non contano,

le mie orecchie non odono più,

occhi negli occhi a sentir parlare il cuore,

una sottile magìa d'amore,

ultimo atto, ultima scena

vado a struccarmi,

ultima cena,

Giuda era un mimo !

Via il cerone delle falsità ! Via le lacrime nere !

è il teatro dei mimi

le parole......

 

 

ANNA MARCHESINI - al Teatro Petruzzelli di Bari.

"Cirino e Matilda non si può fare".

 

E' questo il titolo dello spettacolo tratto dal libro 'Moscerine' ed adattato alla scena su misura per lei.

Malata, divorata da quell'artrite reumatoide che la insegue da anni a danno della sua antica dinamicità, dei suoi mille volti e del suo sempre vivo gesticolare, lei è lì, ad apertura di sipario, da sola su un palco grande, immenso, forse troppo grande per lei abituata a farci vivere emozioni e rimpianti circondata da piccoli spazi sempre densi di richiami a realtà surreali, arricchite dalla sua esile, maestosa presenza di attrice 'vera'.

La malattia è lì, con lei e si vede. Ma lei è presente, con coraggio, umiltà, tremolii e lapsus ma anche con sudore, trasporto e affetto per il suo pubblico al quale regala momenti di commovente teatro fatto di serene riflessioni condite, qui e là, della sua innata e rinnovata ironia sempre ricca di comicità e lieve poesia.

La storia. E' semplice e diretta. L'anziano professor Cirino alberga nella 'Pensione Smeraldo', perseguitato dalla padrona Olimpia che lo insegue, lo bracca per convincerlo a sposare la figlia quarantenne Matilde.

Lui è lì, dietro la sua finestra al settimo piano, immerso a contemplare il vuoto di un'improbabile realtà ed, al contempo, sognando una via di fuga mentre ammira un giovane dirimpettaio forte della sua giovinezza arricchita da un fisico naturalmente atletico e seducente.

Qui partono memorie, ricordi, rimpianti ed amare riflessioni dove la gestualità, la fantasia e la commovente comicità della Nostra ritrova l'antica forza scenica, scavalcando la ribalta per arrivare fino al cuore della platea.

L'accompagnano, in scena, tre validi musicisti a sottolineare e colorare i vari momenti di un racconto vivo e appassionato che induce alla fine, forte della perfetta riuscita dei vari personaggi rivisitati dalla brava Anna, a credere in possibile matrimonio che, ora, 'si può fare'.

Applausi commossi e doverosi dal folto pubblico che ritrova, nel sorriso luminoso della Marchesini, il trionfo della bravura che combatte il dolore e la vittoria dell'arte sulla malattia.       m.a.